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CONFERENZA DELLE REGIONI E DELLE PROVINCE AUTONOME, CONFINDUSTRIA, ANCE E LUISS. INDAGINE SU INFRASTRUTTURE E CONTRATTI PUBBLICI: CODICE APPALTI RALLENTA INVESTIMENTI. SERVE SEMPLIFICAZIONE



 
 
   

 

SALUTI, Giovanni Toti, Vicepresidente della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome
INTERVENTO DI APERTURA:
Bernardo Giorgio Mattarella, Professore di Diritto Amministrativo presso l’Università LUISS “G. Carli”

TAVOLA ROTONDA
Giuseppe Busia, Presidente ANAC
Fulvio Bonavitacola, Coordinatore della Commissione Infrastrutture, mobilità e governo del territorio della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, già Vice Presidente della Regione Campania,
Giulio Veltri, Consigliere di Stato
Stefan Pan, Delegato del Presidente di Confindustria
Gabriele Buia, Presidente ANCE
CONCLUSIONI
Paola De Micheli, Ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti
MODERATORE
Giorgio Santilli, de Il Sole 24 Ore.

 

CONFERENZA DELLE REGIONI E DELLE PROVINCE AUTONOME, CONFINDUSTRIA, ANCE E LUISS. INDAGINE SU INFRASTRUTTURE E CONTRATTI PUBBLICI: CODICE APPALTI RALLENTA INVESTIMENTI. SERVE SEMPLIFICAZIONE

 

5104 stazioni appaltanti e 217 operatori economici – rispondendo ad un’indagine realizzata da Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, Confindustria, Ance e Luiss – hanno fornito una vera e propria radiografia delle difficoltà del sistema dei contratti pubblici nel nostro Paese Italia. Emerge una valutazione critica sul Codice dei contratti pubblici del 2016 che risulta di difficile applicazione, che ha rallentato la realizzazione degli investimenti pubblici e che ha aggravato gli adempimenti burocratici. Anche il decreto sblocca cantieri non sembra aver risolto le principali criticità normative preesistenti (lo pensa l’81% dei Responsabili unici del procedimento, Rup, più giovani e le percentuali scendono al salire dell’età, fino a un comunque robusto 62% nella fascia dei più anziani).  Perplessità anche sulla normativa anticorruzione: solo il 13 % dei Rup che hanno un ruolo di direttore/dirigente apicale la ritiene utile e rispondente ad esigenze di trasparenza rispetto al grado di criticità delle varie fasi del ciclo dei contratti pubblici, l’attenzione dei Rup si concentra su gara e aggiudicazione. Tra le misure che potrebbero far funzionare meglio il sistema gli oltre 5000 Rup consultati indicano una razionalizzazione del numero delle stazioni appaltanti e secondo le 217 imprese è fondamentale un percorso di qualificazione e professionalizzazione delle stazioni appaltanti.

Sono questi solo alcuni dei dati della ricerca che è stata illustrata nel corso dell’evento online tenutosi stamane in piattaforma “Perchè in Italia le opere pubbliche sono ferme?” – Questa la domanda del Professor  Bernardo Giorgio Mattarella (Professore di Diritto Amministrativo presso la LUISS “G. Carli”).

In apertura dei lavori, il Vicepresidente della Conferenza delle Regioni, Giovanni Toti, ha ricordato che “Oggi – attraverso i dati di questa ricerca – più di 5000 Responsabili Unici del Procedimento (RUP) ed oltre 200 imprese di diverse dimensioni inviano al mondo delle istituzioni un messaggio univoco: ‘semplificate davvero e fate presto!’ ”.

I lavori sono poi proseguiti con una tavola rotonda, moderata da Giorgio Santilli de (Il Sole 24 ore), a cui hanno partecipato Giuseppe Busia (Presidente ANAC), Fulvio Bonavitacola (Coordinatore della Commissione Infrastrutture, mobilità e governo del territorio della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, nonché Vice Presidente della Regione Campania), Giulio Veltri (Consigliere di Stato), Stefan Pan (Delegato del Presidente di Confindustria) e Edoardo Bianchi (Vicepresidente ANCE). Infine, l’intervento di Paola De Micheli (Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti) che ha concluso i lavori.

Prendendo spunto proprio dai dati presentati oggi, Fulvio Bonavitacola (Commissione infrastrutture Conferenza delle Regioni) si è soffermato su “alcuni tabù che insieme Stato e Regioni hanno il dovere di sfatare. Il primo è che appesantimenti burocratici e complessità delle procedure possano rappresentare un antidoto alla corruzione. Il secondo è che il processo di responsabilizzazione del dirigente pubblico coincida con un aggravio normativo che invece, al contrario, ha generato il fenomeno diffuso della “paura della firma” ed una fuga dalla responsabilità. Infine il tema delle “procedure di gara e delle aggiudicazioni” che ha bisogno di un serio tagliando rivoluzionario. Temi su cui come Conferenza delle Regioni abbiamo fatto diverse proposte concrete per semplificare i procedimenti e rendere più celere il processo che porta alla realizzazione delle opere pubbliche.  Siamo stati finora inascoltati, ora ci auguriamo che l’atteggiamento dell’esecutivo cambi” dice Bonavitacola.

Per Stefan Pan delegato di (Confindustria) “l’uscita dalla crisi economica provocata dalla pandemia non può prescindere da un effettivo rilancio della politica infrastrutturale e dal miglioramento dell’efficienza programmatica e realizzativa degli investimenti in opere pubbliche. Giocano un ruolo determinante l’efficienza dei processi decisionali, l’adeguamento professionale e tecnologico della pubblica amministrazione, una migliore qualità progettuale e un’efficace regolazione del mercato dei contratti pubblici. Per il buon funzionamento complessivo della politica infrastrutturale non si può ricorrere continuamente a correttivi o a deroghe, ma serve un sistema normativo e regolatorio il più semplice possibile, chiaro, flessibile e ragionevolmente stabile nel tempo”.

 Edoardo Bianchi (Vicepresidente Ance) ha rimarcato un pensiero comune a Busia e Bonavitacola :  “Da oltre venti anni il mercato dei lavori pubblici è afflitto da una schizoide ipertrofia normativa e da una progressiva carenza di risorse perché destinate prioritariamente a favore della spesa corrente. In tutto il settore vige una presunzione di colpevolezza che ha definitivamente bloccato ogni cosa. Serve chiarezza sulla centralità, per ora solo a parole, Le infrastrutture servono a rilanciare il Paese.” In Italia, continua Bianchi : si va di deroga in deroga.

La Ministra Paola De Micheli ( Ministero Infrastrutture e Trasporti) afferma che Lo stallo della maggioranza delle opere pubbliche dipende dalla mancata decisione politica di farle, più che da problemi legati 'alla burocrazia o all'eccesso di norme che pure costituiscono delle criticita''. E' il pensiero espresso dalla ministra delle Infrastrutture Paola De Micheli intervenuta alla presentazione dell'indagine realizzata da Conferenza delle Regioni, Confindustria, Ance e Luiss sulle ragioni che bloccano la realizzazione delle opere pubbliche italiane. 'Il vero problema e' la decisione di fare le opere, non c'e' nessun atto amministrativo insormontabile, come dimostrano i 17 miliardi di opere pubbliche che abbiamo sbloccato in questi mesi', ha sottolineato la ministra.

‘’Potrei fare decine di esempi in questo senso', ha aggiunto La Ministra, citando  la ‘’Milano-Venezia' e la 'Pontina'. L'altro grande problema, per De Micheli, riguarda ‘’le modalita' di approvazione dei contratti di programma di Anas e Ferrovie'. 'Non e' pensabile che stiano in giro per tre anni' per raccogliere tutti i pareri necessari. 'Per questo - ha concluso - ho chiesto per l'ennesima volta al Governo di modificare le modalità di approvazione dei contratti di programma delle due principali stazioni appaltanti italiane'.

 

In Sintesi:

Il codice dei contratti pubblici del 2016 risulta di difficile applicazione, ha rallentato la realizzazione degli investimenti pubblici e ha aggravato gli adempimenti burocratici: e' quanto emerge da un'indagine realizzata dalla Conferenza delle Regioni, Confindustria, Ance e Luiss, cui hanno risposto 5.104 stazioni appaltanti e 217 operatori economici. La ricerca e' stata illustrata nel corso dell'evento online "Perché in Italia le opere pubbliche sono ferme?" da Bernardo Giorgio Mattarella. Anche il decreto sblocca cantieri, evidenzia lo studio, non sembra aver risolto le principali criticità normative preesistenti (lo pensa l'81% dei responsabili unici del procedimento più giovani e le percentuali scendono al salire dell'eta', fino a un comunque robusto 62% nella fascia dei più anziani). Perplessità anche sulla normativa anticorruzione: solo il 13% dei Rup che hanno un ruolo di direttore o dirigente apicale la ritiene utile e rispondente ad esigenze di trasparenza rispetto al grado di criticità delle varie fasi del ciclo dei contratti pubblici l'attenzione dei Rup si concentra su gara e aggiudicazione. Tra le misure che potrebbero far funzionare meglio il sistema gli oltre 5.000 Rup consultati indicano una razionalizzazione del numero delle stazioni appaltanti e secondo le 217 imprese e' fondamentale un percorso di qualificazione e professionalizzazione delle stazioni appaltanti. In apertura dei lavori il vice presidente della Conferenza delle Regioni, il Governatore Ligure Giovanni Toti, ha ricordato che "oggi, attraverso i dati di questa ricerca, piu' di 5.000 responsabili unici del procedimento ed oltre 200 imprese di diverse dimensioni inviano al mondo delle istituzioni un messaggio univoco: 'semplificate davvero e fate presto!'". Per Stefan Pan di (Confindustria), "l'uscita dalla crisi economica provocata dalla pandemia non può prescindere da un effettivo rilancio della politica infrastrutturale e dal miglioramento dell'efficienza programmatica e realizzativa degli investimenti in opere pubbliche. Giocano un ruolo determinante l'efficienza dei processi decisionali, l'adeguamento professionale e tecnologico della pubblica amministrazione, una migliore qualità progettuale e un'efficace regolazione del mercato dei contratti pubblici. Per il buon funzionamento complessivo della politica infrastrutturale non si puo' ricorrere continuamente a correttivi o a deroghe, ma serve un sistema normativo e regolatorio il più possibile semplice, chiaro, flessibile e ragionevolmente stabile nel tempo". Infine Edoardo Bianchi, (vicepresidente dell'Ance), ha rimarcato che "da oltre venti anni il mercato dei lavori pubblici e' afflitto da una schizoide ipertrofia normativa e da una progressiva carenza di risorse perché destinate prioritariamente a favore della spesa corrente. In tutto il settore vige una presunzione di colpevolezza che ha definitivamente bloccato ogni cosa. Serve chiarezza sulla centralità, per ora solo a parole, delle infrastrutture per rilanciare il Paese"

 

In conclusione :

  Senza vere semplificazioni nel campo delle opere pubbliche, l'arrivo dei fondi del Recovery Fund 'rischiano di costruire ulteriore debito arrivando a realizzare opere con tempi cosi' lunghi da risultare inefficace sia sul fronte dello stimolo all'economia che nella costruzione del futuro, con infrastrutture che saranno gia' superate dagli eventi'.Il tema della realizzazione delle opere pubbliche è un ‘’tema bipartisan’’ e che non bisogna rinunciare a concorrenza e controlli, ma neppure 'far si' che uno o l'altro si trasformino in un freno. Altrimenti, si 'realizzeranno opere vecchie e la tagliola del 2026 del Recovery Fund arriverà mettendo in evidenza la nostra incapacità di spendere in modo efficace'. Il codice dei contratti pubblici del 2016 risulta di difficile applicazione, ha rallentato la realizzazione degli investimenti pubblici e ha aggravato gli adempimenti burocratici.

 


 
 
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