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Relazione Scannapieco (Bei) e Gentiloni (Commissione Ue): interessanti per capire il punto di vista europeo



 
 

5.1 Commissioni riunite Bilancio e Politiche Ue (V e XIV e 5a e 14a) - Audizione del Vicepresidente della Banca europea per gli investimenti, Dario Scannapieco, sull'individuazione delle priorità nell'utilizzo del Recovery Fund, del 1° settembre 2020 – Sintesi diretta web

DOCUMENTAZIONE DEPOSITATA DAL VICEPRESIDENTE DELLA BANCA EUROPEA PER GLI INVESTIMENTI, DARIO SCANNAPIECO

 

Il dott. Dario Scannapieco, Vicepresidente della Banca europea per gli investimenti, in premessa ha spiegato quanto è importante anzi decisivo per l'Italia un ottimo utilizzo delle risorse che verranno dal recovery fund e l'opportunità quindi che esso rappresenta.

Nell’introduzione della sua relazione ha evidenziato gli aspetti essenziali di questa crisi di domanda, crisi diversa dalla crisi del debito pubblico e dalla crisi finanziaria tradotta poi in crisi di liquidità. L'Europa è impattata in un momento in cui già aveva difficoltà a competere con altri blocchi e geopolitici (guardando alle stime degli ultimi anni c'è una perdita di competitività e di produttività dell'Europa rispetto per esempio gli Stati Uniti e ad altri paesi del sud-est asiatico). Questa crisi si inserisce in un contesto in cui l'Europa sta cercando di recuperare competitività a livello globale e in particolare in un momento in cui ha iniziato a volere essere pioniere nella battaglia sul clima.

Ha detto che nel contesto europeo purtroppo l'Italia è il fanalino di coda per la crescita del PIL. La crisi ha evidenziato certe fragilità che erano che a tutti e abbiamo una un serio rischio è che è quello dato dal livello alto del debito pubblico.

Il PIL negli ultimi anni non ha retto il passo del debito pubblico e oggi ci troviamo, secondo alcune agenzie di rating, ad avere un margine molto ridotto esiguo prima che nostri titoli rischiano di diventare non investment grade.  Ciò vuol dire che bisogna agire subito sula crescita se si vuole fare ripartire il Paese e si vuole porre il rapporto debito-PIL su un percorso di maggiore sostenibilità. Ciò richiede una discontinuità con il passato  perché l'Europa ha perso competitività rispetto ai paesi OCSE e dopo la crisi del debito appunto abbiamo avuto una flessione rispetto ad altri paesi. Negli ultimi 30 anni l'Italia non è mai riuscita a crescere più del 2% all'anno con un'eccezione dovuta da motivazioni tecniche nell'anno 2000, e dal 2000 al 2019 l'Italia ha avuto una crescita media dello 0,4%. Mentre il francese è aumentato del 32% a partire dal 2000, quello tedesco del 30,6, quello spagnolo del 43,4% e quello medio nell'Unione Europea - Italia esclusa - del 40,7%, il PIL italiano è cresciuto solo del 7,7%.

A differenza di altri paesi sembra esistere un GUP alla capacità dell'Italia di crescere e questo è legato sicuramente a diversi fattori: incertezza politica e normativa e ciò penalizza gli investimenti che sono un volano essenziale per la crescita. Ha detto che la qualità dell'azione della pubblica amministrazione va rafforzata e migliorata: il caso è l’utilizzo dei fondi strutturali in cui siamo tipicamente indietro proprio perché arriviamo alla fine e manca la capacità di programmare per tempo, arrivando poi con progetti che hanno un minore impatto sulla crescita economica. Anche l’aspetto demografico incide considerato che l’Italia è un paese in cui l'età media avanza e poi c'è un modello di sviluppo in cui in termini di capitale umano, dimensione di impresa, specializzazione tecnica e produttività non siamo ai livelli di altri competitor in Europa.

Tutto questo ha prodotto una forte anche disuguaglianza sociale che è preoccupante. Il reddito disponibile per le fasce più povere si è ridotto del 10%.

È dunque necessario un intervento importante e strutturale tanto che a inizio 2020 il rapporto debito – PIL è cresciuto dal 134% a quasi il 160%, livello più alto dopo la Grecia. Ciò da un lato lascia spazio fiscale ridotto per politiche espansive. dall'altro implica che le risorse che abbiamo devono essere spese bene e non possono essere sprecate.

Vi è una situazione in cui bisogna intervenire rapidamente considerato che le incertezze penalizzano gli investimenti: il rapporto investimenti/PIL è calato molto - quasi il 15% - rispetto al 2007 dopo la crisi, mentre altri paesi hanno avuto una maggiore rapidità di risposta e sono riusciti a crescere più rapidamente.

Sui futuri investimenti appesi sul PIL nel 2020 (facendo riferimento alle slide depositate in commissione) c'è un impatto molto forte su quegli investimenti che hanno più potenziale di aggiungere alla crescita del futuro ovvero gli investimenti in ricerca e sviluppo in capitale umano dove vedete l'Italia è ben al di sotto della metà.

In questo contesto si aggiunge la parte sugli investimenti pubblici. Ha detto che purtroppo il settore pubblico italiano ha perso capacità di spesa: nel decennio 2009-2019 la spesa pubblica per investimenti è calata dal 3,7 al 2,2% del PIL a livelli più bassi in Europa. È ovvio che nelle attuali condizioni un aumento degli investimenti può, attraverso i meccanismi del moltiplicatore, degli acceleratori, indurre un'espansione dell'attività economica elevata.

Anche nella locazione delle spese a volte anche in maniera giustificata si è preferita la spesa corrente rispetto alla spesa in conto capitale, ma questo “rischia di minare di minare le capacità di crescita dell'Italia nel medio lungo periodo” e ciò “non è non è una questione di risorse, è una questione di tempi di programmazione di prioritizzazione dei lavori e di messa a terra delle risorse e non di disponibilità di risorse finanziarie”

Secondo un rapporto della Corte dei Conti europea, per esempio l'Italia è il paese con il più alto costo di costruzione delle linee ferroviarie ad alta velocità già completate con un costo per chilometro quasi il doppio rispetto ad alcuni paesi; i tempi di realizzazione sono circa 3 volte superiori a quelli di Francia e Spagna; quelli delle autostrade sono più che doppi rispetto alla Spagna.

Ha detto che c'è una componente legata all'orografia dell'Italia che non è facile ma secondo i tecnici buona parte di questi costi non sono imputabili a fattori strutturali dell’orografia italiana ma legati a meccanismi di spesa di implementazione che implicano una revisione dei costi da parte degli appaltatori e poi una un ritardo nelle autorizzazioni e nei tempi.

Guardando al settore privato il 79,6% delle imprese italiane ha un indice di intensità digitale basso o molto basso e questo è al di sotto della media del 74,2%. Il tasso di penetrazione dell'intelligenza artificiale è solo un quarto rispetto alla media dell'Unione Europea e anche se guardiamo alla ricerca alla produzione accademica solo il 2% in pubblicazione accademica sono co-pubblicazioni tra pubblico e privato quindi non c'è un legame forte fra ricerca e industria privata.

Per il capitale umano che è un elemento fondamentale per la crescita, la disponibilità di laureati in matematica, scienza, tecnologia e ingegneria sono il 27% con oltre il 37% in Germania, dimostrando che l’Italia ha un capitale umano basso per investire sulla ricerca.

Sul lato della finanza vi sono elementi strutturali che bloccano la possibilità di un imprenditore giovane innovativo di accedere al mercato dei capitali, al mercato del venture Capital per quelli fondi che sostengono le startup innovative: nel 2019 il mercato del venture Capital in Italia è stato solo di 244 milioni contro 2,6 miliardi di UK, 2 mld in Francia e Germania

È necessario un mercato finanziario che possa assistere i giovani startupper anche se si sta lavorando in tal senso.

Sugli effetti economici del Covid in Italia, vi è stata una decrescita del 12,8%, una forte contrazione del secondo semestre 2020. In base all'evoluzione della pandemia dei suoi effetti il rapporto debito PIL rischia di essere intorno al 160%. Ha detto che in questo caso “crescere non è un'opzione ma è una necessità perché senza un percorso serio di crescita, il livello del debito rischia di essere difficilmente controllabile e questo soprattutto se in Europa c'è una ripresa e se la BCE ritenesse di dover ridurre le sue politiche monetarie accomodanti”.

Il supporto agli investimenti non è una opzione anche in termini di percorso del debito pubblico.

Illustrando un modello fatto da Oxford economics che partendo da un'ipotesi di rapporto debito PIL al 157% alla fine di quest'anno, dimostra che, per innescare una traiettoria discendente di tale rapporto, se la crescita fosse del 1% servirebbe un avanzo primario del 3% per ridurre il debito di appena 3 punti percentuali nel quinquennio; con una crescita del 2% e un avanzo primario del 2% il debito scenderebbe solo del 6% nel quinquennio e quindi si rischia di avere un risultato difficile anche politicamente.

È necessario agire per la crescita. Il recovery fund offre una opportunità unica e fondamentale per accelerare sulla crescita, un'opportunità che non possiamo mancare.

Ha detto che “se l'Italia dimostrerà per alcuni anni di avere la capacità di crescere e di eliminare questo Cup del 2% alla crescita che ci portiamo da 30 anni, a questo punto il mercato potrà fare un rating del merito di credito dell'Italia quindi ci saranno degli effetti a catena”. Dunque una capacità dimostrata per più anni di avere innestato un percorso di crescita avrà benefici per tutti quanti, per la finanza pubblica attraverso minori tassi di interesse e anche per l'erogazione del credito.

La risposta della Commissione europea si basa su più strumenti: i più importanti sono recovery fund e lo SURE dove l’Italia è il primo beneficiario con una dotazione importante in entrambi i programmi. Come BEI sono state attivate tutte le leve a disposizione per aumentare la potenza di fuoco e alleggerire l'impatto su imprenditori e sull'economia reale con una risposta immediata di circa 28 miliardi nel periodo marzo luglio 2020. Poi, ha detto che è stata promossa la creazione di questo fondo di garanzia paneuropeo che farà leva su circa 25 miliardi di garanzie offerte dagli Stati membri. Tutto questo attiverà investimenti per circa 200 miliardi di euro.

Con riferimento al recovery fund ha detto che è importante che le risorse le recovery fund siano canalizzate nel modo giusto con un forte coordinamento centrale anche mediante strutture adeguate con poteri importanti.

Un coordinamento centrale non significa che anche l’implementazione deve essere centrale poiché in alcuni settori potrà essere delegata a livello regionale o locale.

Tutto questo processo deve essere sostenuto da riforme volte a riportare l'Italia sulla strada di una crescita più robusta.

Il recovery fund è un’opportunità di liberarci dal tetto alla crescita del 2% che è legato a farraginosità nell'azione dell'amministrazione centrale e da vincoli e incertezze che devono essere rimosse.

Ha detto di ritenersi soddisfatti della risposta europea: è stato appunto sospeso il patto di stabilità e crescita per quello che riguarda gli elementi di contenimento del deficit, sono state attivate una serie di iniziative che non avevano precedenti.

Una risposta organica che ha guardato al rilancio, al di là della crisi degli investimenti, per assicurare competitività all’Europa ma anche agli aspetti sociali come il programma SURE ed altre iniziative.

Inoltre, è stata una risposta collettiva perché la politica monetaria non ha fatto mancare il suo sostegno allargando anche la sfera di eleggibilità dei titoli che potevano essere oggetto dei programmi della BCE. È stato attivato la facility del meccanismo europeo di stabilità per dedicare risorse alla spesa sanitaria. Inoltre le autorità di vigilanza hanno rivisto dei meccanismi per esempio sul capitale regolatorio delle banche.

La BEI ha dato una risposta immediata di 28 miliardi immediata offrendo garanzia agli intermediari finanziari che consentono di attivare fino a 8 miliardi di finanziamenti addizionali; sono state aperte delle linee di liquidità alle banche per garantire insiste sostegno al capitale circolante delle piccole medie imprese e alle middle CUP.

Ha ribadito che la BEI è una istituzione che tipicamente finanzia i progetti di investimento motivo per cui ha rivisto i parametri di eleggibilità per permettere a queste piccole medie imprese di avere l'ossigeno per andare avanti finché la crisi non è superata.

La BEI ha poi attivato programmi di acquisto di titoli di cartolarizzazione proprio per consentire alle banche di trasferire il rischio alla BEI e mobilitare, con il capitale che viene liberato, finanziamenti addizionali.

Ha creato il  Pan-European Guarantee Fund (EGF), fondo di garanzia da 25 miliardi alimentato con contribuzioni o garanzia degli Stati membri che dovrà mobilitare circa 200 miliardi di investimenti a favore principalmente delle piccole-medie imprese, essendo realtà più fragili dal punto di vista finanziario

Queste iniziative danno risposta al fatto che siamo dinanzi ad una crisi di domanda, vale a dire che le banche hanno liquidità ma hanno in questo momento una certa prudenza o non sono incentivate a prestare. Riducendo i rischi e offrendo prodotti di garanzia si permette alla liquidità e alle risorse che sono in pancia al sistema creditizio di andare più agevolmente sul territorio e sull'economia reale.

Guardando all'Italia in particolare sul covid, la risposta immediata della bei è stata di circa 6,5 miliardi, rispondendo con grande velocità con:

 sostegno al settore sanitario con un'operazione di circa 2 miliardi per creare 8000 posti in terapia intensiva e subintensiva, adeguamento di 651 pronto soccorso, 9600 posti aggiuntivi con un finanziamento di circa due terzi di 3,5 miliardi previsti dal decreto rilancio, un prestito a 15 anni che la banca ha fatto a tasso zero allo stato.
sostegno alle piccole medie con la possibilità di aumentare i finanziamenti fino al 90% del costo totale di un progetto per circa 3,3 miliardi di euro a beneficio di 13.500 piccole medie imprese mid cup e in partnership con 6 banche italiane con cassa depositi e prestiti, beneficiaria di un miliardo e mezzo del nostro funding.
moratorie principalmente con dei comuni che avevano difficoltà momentanea di cassa a pagare la BEI.
Sostegno alle regioni con finanziamenti nuovi per circa 700 milioni

Il gruppo BEI deve aiutare l’Italia a spendere bene le risorse del recovery fund. Ha detto che l'esperienza maturata nel settore delle infrastrutture in Italia ha evidenziato delle sinergie ma anche delle arie di difficoltà in fase di implementazione. Perciò è importante è che questa istituzione dell'Unione Europea venga utilizzata non solo per la finanza ma anche per i servizi di advisory che può offrire ovvero di consulenza per la preparazione e presentazione dei progetti. È importante che ci sia un indirizzo strategico forte per l'attivazione dei fondi europei e che la BEI venga coinvolta subito.

Ha poi riferito che quattro sono i settori prioritari per massimizzare l’impatto del recovery fund:

Le infrastrutture con grandi programmi di manutenzione perché molte delle opere sono state fatte negli anni 60 con materiali di cui non si conosceva la vita economica utile e quando c'era un traffico diverso sia come quantità sia come qualità dei mezzi di trasporto.  Ha riferito della rete ferroviaria ad alta velocità, della messa in sicurezza di ponti e gallerie sulle reti stradali, ma anche del trasporto pubblico locale, del rinnovo del parco mezzi in una chiave anche questa più Green

la digitalizzazione dovendo intervenire a sostegno della tecnologia nelle imprese la riduzione del digital divide, il rafforzamento nella didattica della formazione a distanza;
l’ambiente. Ha riferito che la Bei ha deciso di portare al 2025 la cosa di progetti con un impatto sull'ambiente al 50% dei volumi dei finanziamenti in particolare la mitigazione del rischio idrogeologico,  il rafforzamento del sistema degli invasi del settore dell'acqua, opere di consolidamento degli argini fluviali dei terreni, operazioni di riforestazione;
sostegno per piccole medie imprese che vanno sostenuto proprio con un'ottica di mantenimento dell'occupazione e quindi anche con una funzione di coesione sociale. In questo reputa che l’European guarantee fund (EGF) sarà uno strumento essenziale per aiutare le piccole e medie imprese, liberando dalle risorse aggiuntive al fondo centrale di garanzia.

Ha poi posto l’attenzione sul dissesto idrogeologico affermando che l'80% di tutte le frane del continente europeo siano in Italia. Nei primi sei mesi di quest'anno ci sono stati eventi che hanno colpito 20 località; tra il 2015 e il 2019 il numero di persone evacuate senza tetto è più di 28 mila; i costi del dissesto idrogeologico ammontano a 4 miliardi.

Pertanto concentrarsi sulla lotta sul dissesto idrogeologico ha il doppio effetto positivo: uno di attivare investimenti ma dall'altra parte anche di ridurre i costi del dissesto idrogeologico che sono molto elevati.

Ha detto che nel settore dell'acqua vi è elemento preoccupante: gli investimenti sulle reti idriche sono bassi rispetto alla media dell'Unione europea con circa 44,6 euro per abitanti l'anno rispetto ad una media che più del doppio, in alcuni casi quasi il triplo, in altri paesi europei.

Per sostenere la crescita economica bisogna utilizzare al meglio i fondi europei perché c'è scarsa programmazione. Ha riferito che “al momento abbiamo amministrazioni regionali che stanno facendo la corsa per impegnare le risorse disponibili per progetti sponda che vengono utilizzati proprio per spendere i soldi ma che di strutturale hanno ben poco”.

Elemento importante è quello di rafforzare la pubblica amministrazione e snellire le procedure: l'amministrazione pubblica è la vittima principale degli ultimi 10 anni di crisi, poiché si sono perse competenze pertanto bisogna rinforzare l'amministrazione pubblica, la propria capacità di progettualità ma allo stesso tempo rivedere le procedure di spesa.

Ha detto che occorre una chiara locazione di responsabilità tra governo centrale e governo regionale nell'ottica del fatto che gli investitori vogliono certezze per investire.

Ha detto che occorre promuovere il finanziamento alternativo all'impresa quindi promuovere il capitale di rischio. Ha citato il technology transfer fund fatto insieme alla cassa depositi e prestiti e gestito da BEI per fare arrivare risorse agli spin-off di università quindi alle imprese oggetto del trasferimento tecnologico.

L'ambiente è fondamentale: riconvertire e incentivare opere che abbiano un aspetto positivo sull'impatto all'ambiente e poi favorire la knowledge economy e ragionare sulle professioni del futuro, creare e sostenere un percorso che porta ad avere una maggiore qualificazione.

Ha poi precisato che il rafforzamento della pubblica amministrazione non avviene in un giorno per questo sarà importante che le amministrazioni che hanno dei progetti si avvalgono anche di servizi di advisory per traghettare da una fase in cui ci sia una debolezza di alcune amministrazioni ad una fase in cui si ricrea un nucleo forte nell'amministrazione pubblica.

In conclusione ha detto che il recovery fund è un’opportunità unica per sostenere la crescita e riportare il rapporto debito-pil su un sentiero di maggiore sostenibilità.

Bisogna aumentare la percentuale di crescita, snellire le procedure di spesa, definire una chiara locazione di responsabilità tra amministrazioni centrali e locali, creare sinergie tra soggetti nazionali e istituzioni europei come il gruppo Bei, sostenere l’ambiente l’economia digitale, piccole medie imprese e infrastrutture combinando un impulso monitoraggio centrale con implementazione che può essere locale, rafforzamento dell'amministrazione pubblica attraverso strutture che operino in discontinuità rispetto al passato con adeguati poteri e competenze.

 

L’on. PADOAN (PD) ha chiesto se e come si può rafforzare la previsione dei criteri di scelta dei progetti si inseriscano elementi che qualificano i progetti anche dal punto di vista della velocità di implementazione. Poi ha chiesto se la BEI ha fatto qualche calcolo sull’impatto macro economico delle nuove risorse che saranno immesse nel sistema da parte dei nuovi programmi europei.

L’on. COMAROLI (LEGA) ha chiesto se la BEI può indicare suggerimenti su come utilizzare al meglio le risorse, riportando il rapporto debito-pil verso una maggiore sostenibilità considerate le raccomandazioni dell’UE. Ha chiesto se ha suggerimenti per infondere fiducia ai cittadini in questo momento difficile

 

La sen. LONARDO (FI) ha chiesto se, a fronte della crisi che ha compito i piccoli imprenditori ed esercenti, si possano attivare finanziamenti di modeste entità con garanzie ridotte rispetto a quelle normalmente richieste.

 

La sen. BOTTICI (M5S) ha chiesto se la Bei organizza incontri di formazioni volti a indirizzare le aziende verso un percorso di innovazione che non sia soltanto digitalizzazione.

Sulle infrastrutture ha detto che queste devono essere abilitate a sostenere una nuova mobilità (e ha citato come esempio la questione del monopattino).

 

L’on. GALLO (M5S) ha chiesto sul dissesto idrogeologico e sistema idrico ha ribadito la necessità del monitoraggio e degli effetti del progetto e ha chiesto in che modo c’è un monitoraggio efficiente.

Sul tema della responsabilità ha chiesto come è possibile individuare una forma di responsabilità per mancato utilizzo delle risorse o per utilizzo non conforme, per poter intervenire.

Sulla knowledge economy, ha ribadito la necessità di interventi immateriali sull’infrastruttura culturale ed educativa, che non sono di secondo piano rispetto a quelli materiali.

 

L’on. GARIZIA (M5S) sul rischio idro geologico ha domandato cosa si può fare per accelerare questi investimenti, se è necessario istituire una cabina di regia a livello nazionale e come semplificare l’iter burocratico e amministrativo.

 

Il Presidente della Commissione Bilancio PESCO (M5S) ha domandato, rispetto alle tre direttrici fondamentali (rispetto sociale, innovazione e ambiente) se la BEI può andare oltre potendo finanziare anche altri ambiti.

Ha chiesto se non auspica dei miglioramenti dei requisiti bancari e patrimoniali per accesso al credito affinché anche le imprese in difficoltà possano accedervi, considerando che molte imprese sono ancora escluse.

 

In replica all’on. Padoan, il dott. Scannapieco ha detto la BEI  interviene nel finanziamento quando il progetto ha una visibilità sulla realizzazione. La Bei ha un dipartimento tecnico con circa 400-500 ingegneri che vede quali sono i tempi stimati di realizzazione che poi guida anche il tiraggio dei fondi. La tematica della fattibilità è una cosa che BEI considera e vista la regolamentazione del recovery fund deve essere assolutamente una delle dei criteri guida anche nella scelta dei progetti da finanziare.

Sull'impatto degli investimenti ha detto che c’è un doppio impatto: un impatto durante la fase di realizzazione dell'investimento e un impatto più a lungo termine quando l'opera è compiuta

Dunque più si insisterà su opere in grado di impattare sulla produttività e sulla competitività più l'effetto coinvolgerà l’impatto sia quello lungo termine sulla capacità di crescita nel medio lungo termine.

In risposta alla sen. Comaroli ha detto che è importante il metodo che si vuole attivare. A suo avviso il lavoro per task Force con un mandato a breve termine per identificare le criticità permetterà con un orizzonte temporale di 3 mesi di avere una chiara immagine settore per settore di dove bisogna intervenire. È importante a suo avviso creare queste task Force nei ministeri che possano suggerire quali sono gli emendamenti normativi.

Ha detto che bisogna avere fiducia perché il paese ha tutte le risorse per farcela “ma non possiamo essere indulgenti verso noi stessi perché questa è un'opportunità unica quindi dobbiamo rimboccarci le maniche e lavorare come non abbiamo mai fatto nel passato”.

Ha detto che è importante una chiara divisione dei ruoli tra amministrazione centrale e e periferiche. A suo avviso sarebbe utile una revisione della Costituzione del titolo quinto.

Sul fronte rifiuti ha detto che sono una risorsa che va sfruttata: ci sono esempi europei in cui la BEI è intervenuta, è uno dei settori in cui è più attiva. Ha detto che oggi ci sono gli strumenti per gestirli con una piena compatibilità ambientale.

Per quanto riguarda i finanziamenti alle piccole e medie imprese la BEI ha la possibilità di lavorare sia per grandi progetti ma anche a fare finanziamenti di poche migliaia di euro alle piccole medie imprese. Quando la Bei fa aperture di linee di credito a condizioni molto vantaggiose poi contrattualmente chiede alle banche di trasferire il vantaggio della nostra provvista alle piccole medie imprese. Dunque una piccola media impresa che si rivolge ad una banca e chiede di avere accesso ai finanziamenti della BEI riceverà un tasso di interesse minore perché la banca a monte si approvvigiona di liquidità a tassi molto bassi. Questo meccanismo è sostenuto: vi è un accordo fatto nel 2010 con Confindustria e con ABI perché il ruolo della Bei è stare sul territorio e far conoscere le opportunità europee mediante un’informativa alle banche per i prodotti dedicati alle banche e alle imprese.

Con la pubblica amministrazione vi è un programma di gestione di un fondo per sostenere la ricerca delle imprese innovative nel mezzogiorno che sta dando degli ottimi risultati. Il Miur ha dato la gestione di questi fondi che si stanno mettendo a terra attraverso gli intermediari finanziari, lo stesso con il ministero della sanità nel settore degli ospedali, con il ministero delle infrastrutture e trasporti, con ministero dell'Economia e delle finanze, con la ragioneria vi è un programma di training per fornire la nostra expertise sulla valutazione dei piani economici finanziari.

Dunque una relazione molto forte che si trasferisce anche alle regioni.

Sulla questione “monopattino” è necessaria la revisione della mobilità urbana è un fenomeno europeo: bisogna creare le infrastrutture e compiere operazioni di rinnovamento urbano con tante città. Ha detto che la mobilità urbana in una chiave meno inquinante è sicuramente una delle priorità da perseguire.

Sul monitoraggio degli effetti dei progetti la BEI compie una valutazione ex ante di quello che può essere economic rate of return. Si tratta di una metodologia abbastanza standard che ti dice quanto un progetto contribuisce e interni benefici all'economia e alla società di un paese o di una di una regione. Questo aiuta a guidare nella prioritizzazione dei progetti.

Poi viene compiuta un’analisi ex post che dice come migliorare nel finanziare certe tipologie di progetti.

Sulle infrastrutture culturali ed educative, ha detto che chiaramente tale patrimonio artistico deve essere implementato a livello locale con un coordinamento centrale.

All’on. Galizia sul dissesto idrologico ha detto che quando vi sono progetti su strutture delicate vi è un maggiore coordinamento e velocità nella realizzazione dee progetto. Ci vuole una capacità do intervento per risolvere le situazioni di stallo. È importante lavorare per strutture dedicate in discontinuità rispetto al passato.

Al Presidente Pesco ha detto che la BEI fa un’analisi dell’impatto sociale anche in riferimento al rispetto dei diritti umani. Ha detto che in Italia abbiamo pochi fondi che investono solo nel sociale poiché il nuovo paradigma che sta prendendo piede è che ciò che è sociale può anche essere redditizio.

 

 

Sintesi a cura della Dott.ssa S. Schettino

 

 

 

5.2 Commissioni riunite Bilancio (V e 5a) e Politiche dell’Unione europea (XIV e 14a) - Audizione in videoconferenza del Commissario europeo per l’economia, Paolo Gentiloni, sull’individuazione delle priorità nell’utilizzo del Recovery Fund del 1 settembre 2020 – Sintesi diretta web.

 

Il Commissario europeo per l’economia Paolo Gentiloni per prima cosa ha ricordato che siamo di fronte ad una crisi senza precedenti che rappresenta una sfida cruciale per il nostro futuro.

Si è detto grato al Governo italiano che in questi mesi non ha scelto la carta dell'auto-isolamento ma quella del dialogo costruttivo.

Ha affermato che la risposta che Bruxelles ha dato alla crisi è senza precedenti e rappresenta una grande responsabilità, non solo per le istituzioni europee ma anche per le istituzioni italiane, in considerazione del fatto che l'Italia sarà il Paese che potrà contare sul numero più alto di risorse. Questa opportunità va giocata bene anche se ci troviamo in un contesto caratterizzato ancora da grande incertezza.

Ha proseguito parlando del next generation EU. Ha sottolineato che è lo strumento con cui attuare la ripresa, per cercare di sfruttare la crisi al fine di riconvertire le economie in una direzione di maggiore sostenibilità e competitività.

Quindi ha fatto presente che tra gli strumenti il più importante è il Recovery and resilience facility. Per accedere a questi fondi i governi devono presentare delle bozze dei piani nazionali entro metà di ottobre. Tali bozze dovranno indicare gli obiettivi generali, le linee intervento, le priorità che si vogliono perseguire, al fine di iniziare un dialogo con la Commissione. Invece la presentazione formale di questi piani è prevista per l'inizio del prossimo anno, con una scadenza entro la fine di aprile 2021, anche se i vari Paesi sono invitati a presentarli anche prima. Dopo la presentazione dei piani, la Commissione avrà 8 settimane per presentare al Consiglio i piani ricevuti per l'approvazione, e a sua volta il Consiglio avrà 4 settimane per l'approvazione degli stessi con maggioranza qualificata. Dopo l’approvazione, che quindi avverrà presumibilmente nel primo semestre del prossimo anno, ci sarà una prima erogazione pari al 10% dell'importo, mentre le altre avranno cadenza semestrale. Sarà la Commissione a decidere delle erogazioni sulla base dei risultati e del rispetto dei tempi proposti nei piani nazionali.

Gentiloni ha poi richiamo altri strumenti previsti dal next generation EU, come il REACT-EU che sarà disponibile dall’ultimo trimestre del 2020 e sarà destinato a intervenire sulle difficoltà più immediate create dalla pandemia. Ha un portafoglio di 47 miliardi, la cui allocazione è in corso di discussione.

Ha ricordato il pacchetto di prestiti deciso dall’Eurogruppo che prevede l’aumento di capitali nella BEI, e due nuovi strumenti:

 

Il SURE. Strumento europeo di sostegno temporaneo per attenuare i rischi di disoccupazione in una situazione di emergenza. Nello specifico questo meccanismo sostiene gli schemi già esistenti nei diversi paesi che mirano ad evitare che nei momenti di crisi le persone vengano licenziate (come la CIG). Quindi ha ricordato che circa il 30% delle risorse complessive allocate con questo meccanismo, cioè 27,4 miliardi, sono stati destinati all’Italia.
Il MES. Questo strumento consentirebbe prestiti fino al 2% del PIL per ciascun paese finalizzati al tema sanitario. Ha sottolineato sottolineando come il MES sia fondamentale per rafforzare la resilienza dei sistemi sanitari. Quindi ha fatto presente che è senza condizionalità, infatti le condizionalità macroeconomiche che hanno caratterizzato la crisi precedente sono state eliminate per le linee di credito straordinarie destinate alla sanità.

 

Il Commissario Gentiloni ha proseguito sottolineando come il Recovery fund è cruciale per la ripresa e come sia necessario, nei prossimi mesi, lavorare per costruire un equilibrio non facile tra la responsabilità nazionale e il controllo europeo.

Quindi ha precisato che i piani nazionali non saranno redatti a Bruxelles né imposti dall'Ue, contrariamente a quanto accadde per i paesi durante la crisi del decennio scorso. Saranno proposti dai 27 paesi ma deve essere molto chiaro che la Commissione non è un intermediario finanziario ma ha obbligo di garantire la coerenza dei piani con le priorità comuni e le riforme necessarie.

Ha ricordato che tre sono le priorità comuni a tutti i 27 paesi:

utilizzare le risorse del recovery and resilience per la transizione ambientale, su cui c'è un vincolo del 35 percento. Inoltre non verranno accettati piani di recovery contenenti misure dannose dal punto di vista ambientale.
Resilienza e sostenibilità sociale.
Transizione digitale e innovazione.

 

Ha poi precisato che accanto alle tre priorità comuni, ci sono le raccomandazioni per ciascun Paese, da cui attingere per indicare le proprie nazionali. 

 

L’on. De Luca (PD) ha sottolineato come da questa crisi drammatica sia nata una nuova Europa, più solidale e responsabile. Ha chiesto qualche indicazione su se e quando è previsto il ripristino delle vecchie regole sul patto di stabilità e ha domandato se il vecchio patto di stabilità sarà superato da nuovi approcci.

Ha chiesto al Commissario Gentiloni se ritiene utile che l’Italia investa nelle infrastrutture e nelle ZES del Mezzogiorno e se questo tipo di investimento può essere finanziato.

Si è soffermato sui piani di rilancio nazionale e ha chiesto si si può auspicare in un'accelerazione da parte della Commissione e del Consiglio circa la loro approvazione, così da poter ipotizzare di avere il 10% delle risorse già entro fine anno.

Infine nell'ambito del piano di rimborso ha affermato di ritenere decisivo aumentare il numero delle risorse proprie.

 

Il Sen. Bagnai (L-SP-PSd'Az) ha chiesto se esistono o si prevede di fare delle stime dell'impatto macro del recovery fund e se è stato valutato l'effetto sui mercati dei titoli nazionali delle maxi-emissioni di titoli europei.

Si è soffermato sul tema della seniority dei prestiti sure e dei prestiti della Recovery and resilience facility e ha chiesto se è stato fatto uno studio che calcoli il pricing di debito italiano avente caratteristiche analoghe a quelle dei titoli sure e Recovery and resilience facility e se questi sono effettivamente caratterizzati da seniority. Ancora ha domandato su quale base giuridica si afferma la seniority di questi titoli.

Ha chiesto chi paga per l’ipotesi in cui uno Stato non restituisca i fondi.

Infine ha domandato come mai lo strumento del Sure è richiesto da quasi tutti i paesi e quello del Mes solo da pochi, cioè l’Italia e Cipro.

 

L’on. Pettarin (FI) ha chiesto a Gentiloni le sue valutazioni sul forum di Bled del 31 agosto, soprattutto nell’ottica della volontà di proseguire sui procedimenti di allargamento e di estensione dell'Unione Europea ai Balcani occidentali.

L’on. Lucaselli (FdI) ha ricordato che erano state ipotizzate altre misure oltre il recovery, quindi ha domandato come mai si è arrivati ad immaginare soltanto il recovery come ipotesi alternativa quando c'erano già altre ipotesi sul tavolo per la resilienza, per l'emergenza sanitaria e per l'aiuto alle imprese.

Si è soffermata anche sui Piani nazionali da presentare alla Commissione, e ha fatto presente che il Governo italiano ha affidato la gestione di questi progetti al Comitato interministeriale per gli affari europei. Sono già arrivati oltre 500 progetti da tutti i ministeri che però sono ormai superati, essendo relativi a progetti che si trovavano nei cassetti dei ministeri dagli anni 90. Si tratta quindi di progetti assolutamente vecchi e che non possono rispettare le indicazioni che sono state date da Bruxelles. Quindi ha domandato come viene valutato dall’Unione Europea il fatto che l’Esecutivo italiano non consideri la possibilità di non utilizzare progetti vecchi di oltre 20 anni ma di stabilire un programma e delle priorità che siano concrete e attuali.

 

L’on. Fassina (LeU) ha ricordato che il 23 luglio il Parlamento europeo ha approvato a larghissima maggioranza una risoluzione nella quale si dà un giudizio pesantemente negativo dell'accordo raggiunto.  In particolare vengono rilevate soprattutto le conseguenze sul qfp, che è stato molto ridimensionato. Quindi ha chiesto al Commissario Gentiloni a che punto è il negoziato con il Parlamento Europeo, considerando che rappresenta una variabile importante per i tempi delle risorse disponibili.

Inoltre ha ricordato che le regole sono state solo sospese, quindi ha domandato cosa dobbiamo aspettarci per il futuro.

Infine si è soffermato sugli interventi della BCE e ha affermato che se il livello degli interventi, e l’attenzione all'obiettivo di occupazione non entrano nell'agenda della Banca Centrale Europea tutte le aspettative rispetto al Recovery and resilience facility rischiano di rimanere deluse.

 

L’on. Del Barba (IV) ha chiesto a Gentiloni di specificare se siano maggiori le condizionalità del Recovery fund rispetto a quelle del MES.

L’on. Rossini (Misto) ha sottolineato che occorre capire quali sono le priorità da portare avanti. Occorre un grande sforzo dell’Italia per la messa in sicurezza dei territorio dai rischi idrogeologi e geologici. Quindi ha chiesto se questo aspetto può rientrare tra le priorità.

L’on. Raduzzi (M5S) si è soffermato sul funzionamento del Recovery and resilience facility e ha sottolineato che l’espressione per cui il Consiglio europeo dovrebbe discutere la questione dello scostamento degli obiettivi del recovery plan in maniera esaustiva, è un po' troppo generica, quindi ha chiesto a Gentiloni un approfondimento su questo passaggio.

L’on. Padoan (PD) ha fatto presente che se l’Italia vuole crescere di più in modo stabile e in modo sostenibile deve avere più investimenti pubblici e privati, quindi ha chiesto fino a che punto gli incentivi alle imprese private sono tenuti in considerazione del next generation EU.

Inoltre ha chiesto al Commissario se è vero che lo strumento del next generation EU può essere utilizzato per finanziare tagli di tasse.

Infine ha chiesto delucidazioni riguardo all'interazione tra il next generation EU e il ritorno a qualche forma di regola fiscale.

 

Il sen. Bossi (L-SP-PSd'Az) ha ricordato che il Governo punta ad anticipare una fetta da 20 miliardi da recovery plan italiano in legge di bilancio e ha fatto presente che sul tavolo del ministro Amendola ci sono 534 progetti arrivati da ministeri e dagli enti locali. Quindi si è detto molto scettico sul fatto che i progetti esclusi saranno finanziati con i fondi strutturali nei prossimi 7 anni.

L’on. Gelmini (FI)  ha chiesto a Gentiloni se è a conoscenza della volontà di altri paesi di accedere alle risorse del Fondo Salva Stati; nel caso in cui l'Italia decidesse di ricorrere al Mes quali sarebbero i tempi per l'erogazione delle risorse e se ritiene che, alla luce anche della situazione economica certificata dai dati Istat sul secondo trimestre, il ricorso al Mes potrebbe contribuire ad agevolare un atteggiamento diverso da parte della Commissione sui tempi e le modalità di erogazione del recovery fund.

Ha domandato come funziona il meccanismo di erogazione del fondo Sure.

Infine si è soffermata sul tema delle infrastrutture e ha chiesto se il ponte sullo Stretto può essere inserito tra le infrastrutture da concretizzare.

 

La sen. Bonino (Misto) ha sottolineato la necessità di mettere come priorità il dissesto idrogeologico.

Si è soffermata sui tempi chiariti da Gentiloni per accedere ai fondi del Recovery and resilience facility, sottolineando che non se ne parla prima dell'autunno 2021. Quindi occorre riflettere su dove si possono prendere le risorse per questo anno, al fine di affrontare tutte le emergenze che ci sono.

Infine ha domandato quale rilievo abbia, all’interno della transizione sociale, la riforma della giustizia, in particolare della giustizia civile.

 

La sen. Bottici (M5S) si è soffermata sulla sospensione del patto di stabilità e ha chiesto se è solo una sospensione limitata al periodo dell'emergenza.

Ha domandato se siamo pronti a un disegno per armonizzare anche tutto il sistema fiscale europeo, anche per evitare che alcuni paesi abbiano un sistema fiscale più agevolato del nostro, con effetti distorsivi sulla concorrenza all'interno dell'Unione Europea stessa.

 

Il Presidente on. Stefano (PD)  ha affermato che il pericolo che si deve scongiurare in ogni modo è che il recovery fund diventi una sorta di   “lavoro di risulta”. Non si può immaginare di costruire le ambizioni di questo paese attraverso un collage di progetti dicasteriali. In questo senso ritiene essenziale un lavoro parlamentare per creare un sistema paese che metta al centro i tre elementi: sostenibilità ambientale, innovazione digitale e resilienza.

Ha affermato che è da respingere l’idea di immaginare il recovery come un allegato alla Nadef, perché i piani nazionali non li fanno i Governi ma i paesi.

 

Il Commissario europeo Gentiloni ha risposto facendo presente che il 10% come pagamento all’atto dell’approvazione del piano nazionale è stata una decisione positiva del Consiglio europeo. Infatti inizialmente si parlava di erogare i fondi solo una volta raggiunte le varie tappe previsti dai piani.

Ha poi fatto presente che l’erogazione del primo 10% del Recovery fund richiede circa 3 mesi da quando viene presentato il Piano alla Commissione, ma potrebbe arrivare anche un po’ prima, a seconda di quando i singoli paesi presenteranno il piano nazionale di ripresa. Ha però precisato che non ci sarà alcuna trattativa per avere i soldi nel 2020.

Ha ricordato quindi che l’erogazione del 10% avviene dopo l’approvazione da parte del Consiglio, che deve avvenire a maggioranza, dopo una discussione esaustiva. Il termine esaustivo effettivamente è generico ma è frutto di un compromesso per evitare che la decisione fosse presa all’unanimità.

 

Gentiloni ha risposto anche alle domande sul Patto di Stabilità, che è stato sospeso a causa della crisi e ha affermato che sicuramente si dovrà tornare a delle regole condivise, ma ha anche precisato che tornare a regole comuni non significa tornare alle stesse regole comuni che c’erano prima. Inoltre ha affermato che bisogna stare attenti alla scelta dei tempi per eliminare la clausola che sospende le regole. Farlo troppo presto presenterebbe rischi notevoli, soprattutto il rischio di una seconda recessione.

Rispondendo al sen. Bagnai ha fatto presente che la Commissione ha effettuato una stima circa l’impatto macroeconomico del recovery fund. Tale stima prevede un impatto del 1,8 nel 2021-2022, che dovrebbe aumentare al 2,3 nel 2024. Ha poi precisato che occorre tenere presente che questi impatti saranno molto maggiori nei paesi più indebitati. Inoltre ha sottolineato che le risorse comuni europee si aggiungono agli interventi dei singoli paesi e hanno un valore strategico fondamentale, trattandosi di debito comune per obiettivi comuni.

Per quanto riguarda l'impatto delle emissioni di titoli europei, ha fatto presente che la Commissione ha la tripla A e avrà condizioni di borrowing molto favorevoli. Ha aggiunto che a suo parere ci saranno conseguenze anche molto interessanti, perché un debito comune denominato in euro diventa in questo momento un asset sicuro, molto ricercato a livello dei mercati finanziari. Ha precisato che non ci sono particolari preoccupazioni per questa operazione e che la creazione di questo asset comune potrebbe rafforzare il ruolo della moneta unica a livello internazionale. Inoltre ha precisato che non avrà nessun impatto negativo sul debito dei singoli paesi.

Sul tema della seniority dei debiti, ha ricordato che si tratta di un tema astratto e teorico, che diventa rilevante solo nel caso in cui si debba far fronte alla ristrutturazione dei debiti nazionali, ma si tratta di una prospettiva che non c’è. Infatti a livello europeo hanno attestato da poche settimane la sostenibilità del debito per tutti i paesi, proprio in funzione dei prestiti del Mes.

Circa la differenza tra il Mes e il Sure, ha ricordato che, mentre quest’ultimo è un’iniziativa della Commissione, per cui è in grado di rispondere pienamente su tutti gli aspetti di questo strumento, non ha alcuna responsabilità rispetto al meccanismo europeo di stabilità. 

Ha aggiunto che la Commissione è molto soddisfatta dell’esito del Sure.

In merito al Mes ha invece ricordato che il 19 giugno scorso è stato proposto di emendare il regolamento del 2013 in modo da chiarire definitivamente che i paesi che beneficeranno delle linee di credito del Mes non sono tenuti a nessuna delle forme di reporting che erano previste da quel regolamento.  Tale emendamento è stato approvato dal Parlamento Europeo, quindi ora si prevede che gli unici reporting dei paesi che prendono la linea di credito per il sistema sanitario, riguardano la destinazione di queste risorse al sistema sanitario.

Ha detto di condividere l’affermazione che i Balcani occidentali rappresentano una delle nostre sfide geopolitiche fondamentali, e si è detto pronto a discuterne in una futura occasione.

Rispondendo all’on. Lucarelli ha affermato che è vero che nel raggiungere il compromesso finale su Next Generation EU sono state sacrificate alcune voci del bilancio pluriennale dell'Unione Europea, però ha precisato che la Commissione è particolarmente dispiaciuta che questi tagli si siano indirizzati in modo particolare a programmi di ispirazione comunitaria. Inoltre, ha aggiunto: ” ha ragione l'onorevole Lucarelli a sottolineare che questo è un sacrificio e ha ragione l’On. Fassina quando dice che il Parlamento è molto attento a questa questione. Io mi aspetto che il parlamento, condividendo l'ispirazione del next generation EU e avendo addirittura molto aiutato la commissione e i governi ad andare in quella direzione, approvi la misura preliminare per consentire a questi fondi europei di essere raccolti sui mercati finanziari e confido che questo avvenga alla metà di settembre. Ma so bene che il parlamento sta lavorando invece per ottenere alcune modifiche su alcune voci del bilancio pluriennale, e penso che senza modificare i saldi queste modifiche possano essere raggiunte.”

Ha ribadito che non ci sono condizionalità del Mes e ha precisato che per la Recovery and resilience facility si cerca di non usare l'espressione “condizionalità” ma piuttosto di usare l'espressione “priorità”.  Priorità che sono rappresentate dalle tre grandi sfide della sostenibilità ambientale, dell’innovazione e della resilienza sociale e dalle raccomandazioni che negli ultimi due anni la Commissione ha individuato per i vari paesi.

Ha avvertito l’Italia sul fatto che il piano nazionale di riforme non può essere un “catalogo delle spese”, e ha lanciato un appello: “Guai a pensare di usare questi 200 miliardi per ridurre le tasse, sarebbe davvero un messaggio sbagliato”.

Rispondendo all’ on. Gelmini ha ribadito di non essere nella cabina di regia del MES, però è a conoscenza del fatto che i tempi per il ricorso a questo prestito sarebbero immediati, infatti la valutazione di sostenibilità del debito è già stata fatta, quindi il paese che volesse avvalersi di questo credito dovrebbe semplicemente comunicare al meccanismo europeo di stabilità la finalizzazione delle linee di credito che chiede di attivare e certamente per paesi con tassi di interesse più elevati si tratta di un vantaggio. Poi ha aggiunto che i tempi per chiedere questo prestito non sono illimitati, infatti la proposta è valida soltanto per due anni.

Rivolgendosi alla sen. Bonino ha fatto presente che la Commissione considera molto rilevante la questione dei tempi della giustizia e l’ha sempre sostenuta.

Sul tema dell’armonizzazione fiscale, ha ricordato che i trattati escludono l’armonizzazione fiscale nel senso di un intervento della Commissione teso a uniformare i diversi sistemi di tassazione, che sono prerogativa dei paesi. Tuttavia la Commissione è sempre stata chiara nel dire ad alcuni paesi che le loro politiche di tassazione aggressiva vanno superate. Quindi ha precisato che la Commissione cercherà, nel valutare le diverse proposte, di tener conto di questo e contemporaneamente avvierà un lavoro fondamentale per rafforzare le cosiddette risorse proprie dell’UE.

Ha concluso ricordando che la restituzione del debito durerà 30 anni e comincerà, almeno come contributo iniziale già con questo bilancio di 7 anni della Commissione. E ha affermato che per far sì che questa grande operazione senza precedenti sia un’operazione di successo è anche necessario avere le risorse proprie incrementate, che consentano che sia la Commissione che ha emesso il debito comune a rimborsarlo.

 

Sintesi a cura della Dott.ssa L. Cavalli


 
 
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