Istituto Grandi Infrastrutture   



                  

                 
Caro Presidente, ma soprattutto mio carissimo Amico,
Heri dicebamus! Voglio iniziare con la stessa espressione che adoperavi quando riprendevamo una discussione interrotta. Gli hai sempre attribuito un senso molto più profondo del "dove eravamo rimasti?". Non si trattava soltanto di un filo di pensiero che per progredire ha bisogno di riannodarsi al punto al quale lo aveva portato il precedente confronto dialettico. Nessun inizio è mai slegato dal passato. È un'illusione dire che si comincia una nuova vita, una nuova ricerca, un nuovo affetto, una nuova attività: è sempre un heri dicebamus. Da vicende attuali eri capace di risalire, attraverso gli uomini che ne erano stati gli artefici, alla configurazione di assetti organizzativi pubblici e a cogliere il punto in cui c'era stato uno scarto che aveva compromesso il disegno iniziale. Dietro i grandi rivolgimenti dell'Amministrazione pubblica, eri convinto che un ruolo determinante era sempre svolto da singoli uomini. La Tua passione civile Ti trascinava allora ad indignarTi soprattutto se il fallimento era dovuto a chi aveva lasciato, soltanto per ignavia, che tutto accadesse. Ma immediatamente dopo, prospettavi soluzioni capaci di recuperare situazioni che ritenevi convintamente non irrimediabili, ma ad una condizione, che alla base di tali riforme ci fosse la selezione severa non della sola dirigenza pubblica, ma di tutto l'apparato.
Tutto questo era intervallato da una natura genuinamente aperta agli altri come quando, in quel viaggio che ci portò dall'aeroporto di Malpensa a Varese, il 28 gennaio del 2019 per l'ultimo saluto a Zamberletti, mostrasTi tanto sincero interesse per le vicende familiari del tassista, che alla fine era diventato come un nostro amico di lunga data.
Heri dicebamus non diventerà mai come "tutti i nostri ieri" di Macbeth; ma per me e per tutti quelli che ci hanno scritto e telefonato l'ultima sillaba del tempo che Ti era prescritto avrebbe dovuto giungere fra molti anni, oltre quei novant'anni a partire dai quali volevi dedicarti a scrivere un romanzo che la Tua napoletanità avrebbe reso irresistibile.
La consapevolezza di un heri senza quel che dicevamo mi recherà un dolore al quale non riesco ancora a credere. Ma spero che il lascito umano e professionale che purtroppo ho potuto soltanto intravedere darà linfa alle energie che saremo capaci di mettere in campo per l'IGI, al quale portavi un affetto del quale Ti sarò sempre grato.
   

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