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  Ricorso principale e incidentale-esame prioritario del primo-se infondato improcedibilità del secondo TAR Toscana, Sezione II, 28 gennaio 2021 n. 164

 
  style="text-align: center;" FATTO

L’Agenzia Nazionale per l'Attrazione degli Investimenti e lo Sviluppo d'Impresa – Invitalia s.p.a., nella qualità di Centrale di Committenza per l’aggiudicazione dell’appalto per conto della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, ha indetto una procedura aperta per l’affidamento dei “lavori per il recupero e il restauro del complesso architettonico ex caserma Curtatone e Montanara per deposito librario della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze”, con importo a base d’asta di €.16.381.925.79, da aggiudicare con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa individuata sulla base del miglior rapporto qualità/prezzo. Si trattava di un appalto di lavori e forniture per cui la legge di gara richiedeva (tra l’altro), a pena di esclusione, di avere eseguito negli anni 2016-2017-2018 uno o più contratti aventi ad oggetto forniture analoghe a quelle dell’affidamento, intendendosi per “analoghe” le forniture e posa in opera di arredi similari a quelli oggetto dell’appalto, per un importo totale pari ad almeno € 600.000,00 al netto degli oneri fiscali.

 

Il costituendo raggruppamento ricorrente ha partecipato alla procedura collocandosi al secondo posto e ha quindi chiesto copia dell’intera documentazione prodotta dal vincitore e del relativo procedimento di verifica sull’effettivo possesso dei requisiti dallo stesso dichiarati, riscontrando che le prestazioni attinenti alla componente forniture erano state assunte dalla sola capogruppo mandataria Valentino Giuseppe srl.

 

Con il presente ricorso, notificato il 26 giugno 2020 e depositato in data 8 luglio 2020, ha impugnato gli atti della gara lamentando violazione di legge ed eccesso di potere sotto diversi profili.

 

Si sono costituiti l’impresa Valentino Giuseppe s.r.l., Invitalia e il Ministero dei Beni, delle Attività Culturali e del Turismo chiedendo la reiezione del ricorso; la prima (controinteressata) ha anche proposto ricorso incidentale notificato il 23 luglio 2020 e depositato il 27 luglio 2020.

 

Con ordinanza 22 luglio 2020, n. 403, è stata respinta la domanda cautelare.

 

Il ricorrente ha proposto un primo ricorso per motivi aggiunti, notificato e depositato il 30 luglio 2020, e un secondo ricorso per motivi aggiunti notificato e depositato il 2 settembre 2020 e successivamente ha formulato un’istanza di accesso presso l’Agenzia delle Entrate per ottenere copia dello “spesometro” ed altra documentazione fiscale (in particolare le dichiarazioni IVA) della controinteressata.

 

Un terzo ricorso per motivi aggiunti è stato notificato il 5 novembre 2020 e depositato il 6 novembre 2020.

 

Con ordinanza 11 novembre 2020, n. 1403, è stato ordinato allo Studio CapitelliMauroVilone & Partners in Napoli e all’impresa Impregiva s.r.l. di produrre la documentazione bancaria comprovante i pagamenti effettuati in favore della Valentino Giuseppe s.r.l. relative alle prestazioni che questa ha dichiarato, al fine dell’ammissione alla procedura, di avere effettuato a loro favore. E’ stato anche ordinato all’impresa Valentino Giuseppe s.r.l. di produrre la documentazione bancaria comprovante gli accrediti degli importi di cui alle fatture citate.

 

All’udienza del 21 gennaio 2021 la causa è stata trattenuta in decisione.

 

DIRITTO

 

1. Oggetto della presente impugnazione sono gli atti dell’epigrafata procedura di appalto, nella parte in cui non è stata disposta l’esclusione del raggruppamento temporaneo di imprese vincitore della stessa.

 

1.1 Mediante il ricorso principale il ricorrente lamenta, con primo motivo, che tanto l’impresa capogruppo quanto le mandatarie del raggruppamento vincitore non siano iscritte alla Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura per le prestazioni di fornitura, ma solo per quelle aventi ad oggetto l’esecuzione di lavori.

 

Con secondo motivo si duole che il raggruppamento vincitore non possieda i requisiti di partecipazione stabiliti dal punto 12.2.2 del Disciplinare di gara, ovvero “avere regolarmente eseguito, negli anni 2016-2017-2018, uno o più contratti aventi ad oggetto forniture analoghe a quelle del presente affidamento (intendendosi per forniture analoghe le forniture e pose in opera di arredi similari a quelli oggetto dell’appalto) per un importo totale pari ad almeno € 600.000,00 I.V.A. esclusa”. Il requisito è stato dichiarato con riguardo alla capogruppo e a sua comprova è stata allegata documentazione relativa a lavori da essa eseguiti presso il Comune di Teggiano, da cui si evince un importo pari a € 444.076,76 per la voce “lavori per allestimenti” insufficiente a integrare il requisito di partecipazione richiesto dalla lex specialis e, per di più, senza alcuna ulteriore precisazione né in merito all’incidenza della componente “forniture”, né tanto meno in ordine alla tipologia degli allestimenti forniti. Posto che il disciplinare di gara precisa che “per forniture analoghe si intendono la fornitura e la posa in opera di suppellettili e scaffalature fisse”, la dicitura “lavori per allestimenti” sarebbe inidonea a comprovare il possesso del requisito risultando verosimilmente comprensiva di prestazioni ulteriori e diverse rispetto alla fornitura di cui si tratta nella presente sede.

 

1.2 Con il primo ricorso per motivi aggiunti il ricorrente rileva che solo a seguito del deposito della documentazione ad opera delle controparti effettuato il 20 luglio 2020, in prossimità della camera di consiglio stabilita per l’udienza cautelare, ha potuto esaminare gli sviluppi del procedimento di verifica sul possesso dei requisiti dichiarati dalla controinteressata.

 

La stazione appaltante, con nota 15 giugno 2020 del Responsabile Unico del Procedimento, rilevando l’insufficienza dell’importo del contratto la cui esecuzione era stata dichiarata dalla controinteressata ai fini che qui interessano, anziché procedere all’esclusione l’ha invitata a produrre ulteriore documentazione nonostante che, a dire del ricorrente, dal tenore della dichiarazione resa si evincerebbe che la controinteressata abbia inteso far valere, indipendentemente dal possesso (ove sussistente) di altri requisiti, unicamente il requisito esperienziale relativo alla commessa con il Comune di Teggiano. Solo a fronte della seconda richiesta del R.U.P. essa ha prodotto dapprima documentazione riguardante due commesse con lo Studio CapitelliMauroVilone & Partners e con la Tecnolift s.r.l. e, successivamente, ulteriore documentazione riguardante una fornitura commissionata dalla mandante Impregiva s.r.l. Il ricorrente lamenta che la stazione appaltante avrebbe consentito un’integrazione postuma della documentazione prodotta dalla controinteressata in sede di verifica sul possesso dei requisiti autodichiarati per partecipare alla gara e rileva, inoltre, una serie di anomalie della documentazione medesima:

 

- i tre distinti contratti con i committenti privati risultano identici per contenuto, carattere, impaginazione ed interlinea ed hanno contenuto generico, non essendo specificati l’oggetto delle prestazioni commissionate e relativi prezzi;

 

- in tutti e tre i casi i dettagli delle forniture, allegati ai singoli contratti, sono in massima parte assolutamente sovrapponibili, recando i medesimi oggetti;

 

- le certificazioni di regolare esecuzione delle forniture, sebbene rilasciate da tre soggetti distinti, risultano anch’esse assolutamente uguali per contenuto e forma;

 

-le fatture emesse con riguardo alle cennate forniture sono tutte contraddistinte, stranamente, dal suffisso “bis”;

 

-non vi è alcuna prova dell’effettivo pagamento di dette fatture e non potrebbe attribuirsi tale valenza alle dichiarazioni unilaterali della Valentino Giuseppe s.r.l. in ragione del noto principio codicistico di cui all’art.2702 c.c.

 

La controinteressata non avrebbe quindi fornito prova del pagamento delle fatture suddette e a nulla varrebbe il richiamo, contenuto nella legge speciale di gara, alla possibilità di produrre semplici fatture quietanzate a comprova del possesso effettivo dei requisiti di partecipazione dichiarati in base al principio secondo il quale nessuno è ammesso a produrre elementi probatori a favore di se stesso. Sotto tale profilo, anche la legge di gara dovrebbe ritenersi illegittima.

 

Il ricorrente rileva inoltre che l’Agenzia delle Entrate, nel depositare la propria memoria difensiva relativa al giudizio in ordine alla richiesta di accesso da esso formulata, ha versato in atti i riscontri forniti dall’impresa Tecnolift in qualità di controinteressata all’accesso: ebbene, questa afferma di non essere mai stata cliente della Valentino Giuseppe s.r.l. Inoltre nello stralcio del libro giornale di contabilità prodotto dalla stessa controinteressata, in corrispondenza del 26 settembre 2016, figura solo l’emissione della fattura, peraltro sconosciuta, nei confronti della citata Tecnolift ma non ne risulta il pagamento.

 

La dichiarazione IVA relativa ai redditi dell’anno 2017 prodotta dalla controinteressata, al rigo VE23, presenta un importo di € 87.180,00 che non corrisponde alla sommatoria degli importi delle fatture che essa dichiara di avere emesso nei confronti della mandante Impregiva s.r.l. e dello Studio CapitelliMauroVilone & Partners s.r.l., ammontante a € 161.425,00.

 

Inoltre la fornitura eseguita in favore del Comune di Teggiano presenta criticità poiché parte degli arredi oggetto di essa sarebbe inconferente rispetto al requisito richiesto dalla lex specialis nella procedura di cui si tratta, poichè riguarderebbe “mobili da bar” per circa €. 25.000,00.

 

1.3 Con il secondo ricorso per motivi aggiunti il ricorrente estende l’impugnazione al provvedimento dichiarante l’efficacia dell’aggiudicazione, conosciuto solo a seguito del deposito effettuato in atti nel presente giudizio, deducendo le medesime censure rappresentate nel ricorso principale e nel primo atto per motivi aggiunti.

 

1.4 Con il terzo ricorso per motivi aggiunti il ricorrente lamenta che il disconoscimento da parte di Tecnolift del rapporto contrattuale che l’impresa Valentino Giuseppe ha dichiarato ai fini della partecipazione alla gara di cui si tratta configurerebbe una causa di esclusione automatica, ai sensi dell’articolo 80, comma 5, lett. f-bis del d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50.

 

1.5 La difesa della controinteressata replica alle deduzioni del ricorrente evidenziando in particolare di essere iscritta alla C.C.I.A.A. per attività coerenti con quelle oggetto della gara e di essere in possesso dell’attestazione SOA per la categoria OS6, classifica II, che la abilita a produrre in proprio le forniture oggetto dell’appalto, e che la gara svolta per l’aggiudicazione della fornitura al Comune di Teggiano prevedeva un importo a base d’asta di € 630.343,17 rilevante al fine della partecipazione alla procedura de qua, a richiesta della stazione appaltante, per dipanare ogni dubbio sull’entità delle pregresse forniture, ha prodotto ulteriori certificazioni la cui sommatoria con la prima porta ad un importo di forniture eseguite pari a 686.580,34.

 

Con ricorso incidentale lamenta che l’impresa ricorrente non avrebbe rispettato le prescrizioni della legge di gara relativamente al costo della manodopera, indicando costi inferiori ai minimi inderogabili tabellari.

 

1.6 La difesa di Invitalia replica alle deduzioni della ricorrente rilevando, in particolare, che nessuna prescrizione concernente il possesso dell’iscrizione nel registro delle imprese della C.C.I.A.A. per le attività inerenti alla componente forniture dell’appalto in questione era dettata a pena di esclusione. La ricorrente censura la carenza di idoneità professionale dell’aggiudicatario a svolgere tali attività senza tuttavia impugnare sul punto il Disciplinare di gara, dal che seguirebbe anzitutto l’inammissibilità del motivo il quale, comunque, sarebbe infondato poiché oggetto prevalente del contratto in gara era l’esecuzione dei lavori, attività per la quale l’impresa vincitrice risulta iscritta nel suddetto registro e nel quale è contemplata, quale attività secondaria, la fornitura e l’installazione di manufatti. La dichiarazione resa dalla controinteressata di non voler ricorrere al subappalto non può considerarsi preclusiva anche della facoltà di avvalersi di aziende esterne per l’acquisizione di prodotti facenti parte della fornitura.

 

Il possesso del requisito di capacità tecnica in discussione sarebbe poi dimostrato dalla documentazione ulteriore rispetto al contratto di appalto con il Comune di Teggiano.

 

Replica inoltre alle censure proposte dall’aggiudicatario mediante ricorso incidentale negando che esistesse un obbligo, in capo alla stazione appaltante, di verificare i costi della manodopera nei confronti di un operatore che non si è collocato al primo posto della graduatoria finale e, inoltre, rappresentando che le verifiche condotte dalla Commissione giudicatrice nel corso della gara non hanno fatto emergere elementi idonei a giustificare l’esclusione del ricorrente dalla procedura.

 

1.7 Il ricorrente eccepisce l’inammissibilità del ricorso incidentale perché formulato in violazione del divieto posto al giudice amministrativo ex articolo 34, comma 2, c.p.a. di pronunciarsi con riferimento a poteri amministrativi non ancora esercitati, e nel merito si associa alle repliche della stazione appaltante.

 

2. In via preliminare, posto che oltre al ricorso principale è stato proposto anche un ricorso incidentale da parte della controinteressata, occorre definire l’ordine di trattazione dei gravami.

 

Il ricorso incidentale, tradizionalmente, può essere proposto da colui che, avendo ricevuto un vantaggio dal provvedimento impugnato, possiede un interesse qualificato alla conservazione del medesimo e tende, con l’inserimento nel giudizio di un thema decidendum accessorio rispetto a quello principale, ad eliminare ogni possibilità di accoglimento di quest’ultimo. Si distingue tra il ricorso incidentale proprio ed ricorso incidentale improprio: con il primo il ricorrente chiede a sua volta l’annullamento del provvedimento gravato in via principale, ma per motivi diversi da quelli dedotti dal ricorrente in modo tale che ne risulti un assetto di interessi a lui favorevole; con il secondo il ricorrente incidentale tende invece a paralizzare l’efficacia della domanda proposta con il ricorso principale impugnando un atto presupposto su cui questo si fonda, o un atto della procedura che ha legittimato il ricorrente principale all’impugnazione.

 

Con il ricorso incidentale il controinteressato riesce a neutralizzare o, quantomeno, a limitare l’incidenza dell’eventuale accoglimento del ricorso principale sulla posizione di vantaggio che gli deriva dal provvedimento impugnato. L’interesse al ricorso incidentale si qualifica per essere di carattere potenziale, nel senso che sorge non con l’emanazione del provvedimento amministrativo ma con la proposizione del ricorso principale: ne segue quindi il suo carattere accessorio e condizionato, poiché costituisce un quid pluris rispetto alla negazione dei motivi dedotti dal ricorrente principale. Con esso infatti vengono fatti valere vizi del provvedimento che non hanno ridondato negativamente a carico del ricorrente incidentale, e che solo con la proposizione del gravame principale possono assumere effetti negativi per quest’ultimo. L’ammissibilità del ricorso incidentale è quindi condizionata dalla verifica dell’interesse ad agire, il quale va qualificato sotto un duplice profilo: un primo profilo, di carattere negativo, consiste nell’assenza di una lesione attuale che si sarebbe dovuta far valere in via principale; l’altro ha carattere positivo e riguarda la lesione che deriverebbe al ricorrente incidentale in seguito all’accoglimento del gravame principale.

 

Il ricorso incidentale può quindi essere proposto da colui che, avendo ricevuto un vantaggio dal provvedimento impugnato, possiede un interesse qualificato alla conservazione del medesimo e tende, con l’inserimento nel giudizio di un thema decidendum accessorio rispetto a quello principale, ad eliminare ogni possibilità di accoglimento di quest’ultimo.

 

Corollario di questa costruzione, in un’originaria concezione dell’istituto, era che il ricorso incidentale dovesse essere esaminato dopo quello principale poiché se l’interesse alla definizione del primo dipendeva da quello del gravame principale, la carenza di interesse su quest’ultimo si riverberava sull’altro determinandone l’improcedibilità. Il venir meno dell’interesse alla trattazione del ricorso principale comportava l’estinzione anche dell’interesse all’esame di quello incidentale.

 

La prassi giudiziaria ha caratterizzato in modo particolare questo strumento.

 

Il ricorso incidentale ha cominciato infatti ad essere utilizzato nell’ambito di particolari tipi di processi per paralizzare l’azione proposta dal ricorrente principale. Ciò è avvenuto nel caso di impugnazione rivolta contro provvedimenti di aggiudicazione di contratti pubblici. In tali casi il ricorrente principale chiede che venga annullata l’aggiudicazione dell’appalto a favore del controinteressato per rinnovare il procedimento o subentrare egli stesso nell’aggiudicazione. Nella fattispecie, il soggetto controinteressato si identifica con l’aggiudicatario il quale, laddove si avveda che l’ammissione del ricorrente principale alla gara sia affetta da vizi, impugna il provvedimento di aggiudicazione e gli atti di gara presupposti per fare valere detti vizi ed estromettere quindi il ricorrente principale dalla gara svolta.

 

L’interesse al ricorso incidentale sorge in capo al vincitore della gara – controinteressato con l’impugnazione dell’aggiudicazione, poiché prima di tale momento egli non subisce alcuna lesione dall’ammissione del concorrente non vincitore – ricorrente principale. L’accoglimento del ricorso incidentale determina la carenza di interesse del ricorrente principale poiché, se questo avrebbe dovuto essere estromesso dalla gara di appalto, alcun interesse può vantare in ordine alla decisione del gravame la quale non gli apporterebbe alcuna utilità. Il ricorso incidentale può investire anche atti non impugnati dal ricorrente principale, che siano funzionalmente collegati ad essi.

 

La giurisprudenza ha stabilito che in tal caso debba essere esaminato prioritariamente il ricorso incidentale rispetto a quello principale, con inversione quindi del tradizionale ordine, poiché il primo tende a fare valere la mancanza di una delle condizioni dell’azione in capo al ricorrente principale, ossia l’interesse al ricorso, e funziona pertanto come un’eccezione volta a paralizzare l’azione proposta dal medesimo. Una volta dichiarato inammissibile per difetto di interesse il ricorso principale, ne segue che resta ferma l’aggiudicazione a favore del controinteressato (ex multis C.d.S. V, 21 giugno 2006 n. 3689).

 

Secondo un’opinione intermedia occorreva distinguere in base al numero dei partecipanti alla gara. Se avevano partecipato solo due concorrenti, laddove si accertasse la fondatezza sia del ricorso principale che di quello incidentale ed essi attengano alla stessa fase procedimentale, il giudice dovrebbe accogliere entrambi i gravami in modo da garantire un risultato utile a tutti e due i ricorrenti consistente nella ripetizione della gara. Tale soluzione non potrebbe darsi invece laddove i partecipanti fossero più di due poiché, in tal caso, ne risulterebbe avvantaggiato il terzo classificato in graduatoria che non partecipa al processo e questo risultato contrasterebbe con l’interesse sia del ricorrente principale, che di quello incidentale.

 

La questione è stata deferita all’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato con ordinanza 5 giugno 2008, n. 2669.

 

L’Adunanza, con sentenza 11 novembre 2008, n. 11, ha inizialmente optato per la seconda tesi. Secondo quest’ultima pronuncia infatti, in caso di partecipazione alla gara di appalto di due soli concorrenti dei quali il secondo classificato in graduatoria impugni l’aggiudicazione mentre l’aggiudicatario, con ricorso incidentale, ne contesti l’ammissione alla procedura, ed entrambi i ricorsi risultino fondati, il giudice amministrativo, pur libero di scegliere nell’ambito dell’economia processuale se trattare prima il gravame principale o quello incidentale, deve sempre esaminarli entrambi e in caso di loro fondatezza accoglierli tutti e due, con annullamento della gara svolta. La conclusione si giustifica sul rilievo che, in tal caso, il ricorrente principale pur non potendo ottenere l’aggiudicazione della gara, in base al principio secondo cui “il più contiene il meno” conserva l’interesse minore e strumentale a vedere esaminate le sue censure avverso l’aggiudicazione per ottenerne l’annullamento e, conseguentemente, l’indizione di una nuova gara. In tal modo entrambi i ricorrenti ottengono dal processo un risultato utile consistente nella ripetizione della gara e poiché le posizioni di entrambe le parti sono perfettamente simmetriche e speculari, secondo questa pronuncia non può ritenersi corretta la soluzione per la quale l’accoglimento del ricorso principale renderebbe improcedibile il ricorso incidentale.

 

L’Adunanza Plenaria poi, con la successiva pronuncia 7 aprile 2011, n. 4, ha operato un significativo mutamento di indirizzo.

 

Secondo questa pronuncia l’esclusione di un concorrente dalla procedura di gara lo priva della legittimazione a contestarne i risultati e tanto vale sia che l’esclusione venga disposta con un provvedimento della stazione appaltante il quale diventi inoppugnabile, sia che venga dichiarata “ora per allora” dal giudice nel corso del processo amministrativo, le cui sentenze hanno portata retroattiva. Nell’uno e nell’altro caso non appare sufficiente l’interesse alla ripetizione della gara per fondare la legittimazione del ricorrente principale poiché esso non si distingue rispetto a quello di un qualunque operatore del settore che aspiri a partecipare ad una futura selezione, trattandosi di un’utilità meramente ipotetica posto che la stazione appaltante, all’esito di un annullamento della gara, non è obbligata a ripeterla e può decidere di ricorrere ad altri (e legittimi) strumenti per acquisire l’utilità legata al contratto pubblico in discussione. Secondo questo pronuncia l’indizione di una nuova gara si qualifica nei termini di mera possibilità, e la semplice possibilità di ricavare dalla decisione di accoglimento una qualche utilità pratica, indiretta ed eventuale, non dimostra la sussistenza della posizione legittimante. Si tratta di una utilità meramente ipotetica o eventuale che richiede, per la sua compiuta realizzazione, il passaggio attraverso una pluralità di fasi e atti ricadenti nella sfera discrezionale dell’amministrazione. L’interesse pratico alla rinnovazione della gara, allegato dalla parte ricorrente, non dimostra quindi ex se la titolarità di una posizione giuridica fondante la legittimazione al ricorso poiché questa (mera) aspettativa non si distingue da quella che potrebbe vantare qualsiasi operatore del settore, che aspiri a partecipare ad una futura selezione. Solo il ricorrente che abbia partecipato legittimamente alla gara può far valere tanto un interesse “finale” al conseguimento dell’appalto quanto, in via alternativa e subordinata, l’interesse “strumentale” alla caducazione dell’intera gara e alla sua riedizione. La situazione legittimante rappresentata dalla legittima partecipazione alla procedura costituisce condizione necessaria per acquisire la legittimazione al ricorso e la definitiva esclusione, così come l’accertamento giudiziale della illegittimità della partecipazione alla gara, impedisce di assegnare al concorrente la titolarità di una situazione sostanziale che lo abiliti ad impugnare gli esiti della procedura selettiva. La sola partecipazione ad una gara, se non qualificata in detti termini e anzi qualificata in termini di illegittimità, assurge a mero fatto insuscettibile di creare una posizione legittimante al ricorso in capo al concorrente.

 

Questa costruzione è poi stata messa in discussione dalla sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea 4 luglio 2013 (causa C-100/12) secondo la quale laddove alla procedura abbiano partecipato due soli concorrenti, il giudice deve esaminare sia il ricorso principale che quello incidentale poiché ciascuno dei concorrenti può far valere un analogo interesse all’esclusione dell’offerta degli altri. In caso di accoglimento di entrambi i ricorsi la stazione appaltante dovrà ripetere la gara e in tal modo il ricorrente principale, se non potrà attuare il proprio interesse finale, vedrà però soddisfatto quello strumentale alla riedizione della procedura. Nel caso citato la controversia riguardava un appalto per servizi di telecomunicazione nella quale entrambi i concorrenti contestavano la conformità dell’altrui offerta tecnica alle specifiche fornite dalla stazione appaltante.

 

Questo principio è stato recepito nell’ordinamento italiano e l’Adunanza Plenaria, con la sentenza 9/2014, ha precisato che l’obbligo di esaminare entrambi i ricorsi, principale e incidentale, resta circoscritto alle ipotesi in cui si controverte del medesimo procedimento; gli operatori economici rimasti in gara siano solo due e il vizio che affligge le offerte attenga alla stessa fase procedimentale. Secondo questa pronuncia le conclusioni raggiunte dalla giurisprudenza comunitaria si fondano sul principio di parità delle armi, sicché ove il ricorrente incidentale lamenti lo stesso motivo escludente dedotto da quello principale viene meno l’asimmetria, di origine procedimentale, tra la legittimazione a resistere dell’aggiudicatario, certa perché fondata sul provvedimento impugnato, e la legittimazione a ricorrere del concorrente non aggiudicatario che è incerta in quanto si fonda su una posizione legittimante che il ricorso incidentale può far venir meno. L’identità del vizio dedotto da entrambe le parti comporta che il suo accertamento e la decisione di accoglimento sia riferibile sia all’una che all’altra parte del processo. Nelle altre ipotesi, caratterizzate dalla diversità dei vizi escludenti dedotti rispettivamente dal ricorrente principale e da quello incidentale, la caducazione dell’interesse al ricorso in capo al primo rende irrilevante e privo di interesse lo scrutinio sulla conformità a legge dell’aggiudicazione intervenuta. Solo nella prima appare allora configurabile, in capo al ricorrente principale, un interesse strumentale alla rinnovazione della gara.

 

Anche questo criterio ha però dovuto essere ripensato alla luce della successiva sentenza della Corte di Giustizia 5 aprile 2016 (causa C-689/13), la quale ha enunciato la diversa regola per cui il ricorso principale deve essere comunque esaminato, a prescindere dal numero delle imprese che hanno partecipato alla procedura e dalla natura della violazione dedotta. Se acquisito nella sua assolutezza il principio sembra prospettare addirittura una giurisdizione di diritto oggettivo, nella quale il giudice non deve verificare l’effettiva possibilità di conseguire il bene della vita da parte del ricorrente ed è onerato ad emettere la propria decisione scendendo direttamente al merito della causa.

 

Il Consiglio di Stato, con la sentenza della terza Sezione 26 agosto 2016 n. 3708, ha ridimensionato la portata del principio. Secondo questa pronuncia un’interpretazione che postuli l’esistenza di un obbligo generale ed incondizionato di esaminare il ricorso principale, a prescindere da un esame sulla sussistenza di un interesse anche strumentale alla decisione, contrasterebbe già con l’art.1 della direttiva n. 89/665 CEE che, al terzo comma, presuppone che debba essere garantita la tutela giudiziaria a “chiunque abbia o abbia avuto interesse a ottenere l’aggiudicazione di un determinato appalto e sia stato o rischi di essere leso a causa di una presunta violazione”, postulando così che dall’accoglimento del ricorso derivi, quantomeno, il limitato effetto dell’indizione di una nuova procedura. D’altra parte la sentenza comunitaria non può essere interpretata come produttiva dell’effetto di scardinare il principio di cui all’art. 100 c.p.c. secondo il quale “per proporre una domanda o per contraddire alla stessa essa è necessario avervi interesse”. La novità introdotta dalla sentenza, secondo il Consiglio di Stato, va allora ravvisata nel fatto che l’esame del ricorso principale, a fronte della proposizione di un ricorso incidentale “escludente”, è doveroso, a prescindere dal numero delle imprese che hanno partecipato alla gara, quando l’accoglimento produca come effetto conformativo un vantaggio anche mediato e strumentale per il ricorrente principale. Tale vantaggio può anche essere rappresentato dal successivo riesame, in via di autotutela, delle offerte affette dal medesimo vizio riscontrato con la sentenza di accoglimento, e tanto accade se il vizio dedotto a carico di un’offerta è comune anche ad altre offerte, ancorché presentate da imprese rimaste estranee al giudizio, poiché dal suo accertamento deriverebbe o, comunque, potrebbe ragionevolmente derivare, l’esclusione anche di queste ultime in via di autotutela, con conseguente rinnovazione della procedura. Certo questa ipotesi urta con la considerazione che l’esercizio dell’autotutela, nel nostro ordinamento, ha carattere discrezionale e non vincolato. Non può automaticamente postularsi che, anche a fronte della situazione sopra descritta in cui il vizio presente in un’offerta è comune ad altre, la stazione appaltante necessariamente annulli l’intera gara. Essa potrebbe decidere, in base a considerazioni di interesse pubblico, di non procedere in tal senso e di aggiudicare comunque il contratto pubblico ad altra impresa graduata posteriormente alla prima ed alla seconda, verificandosi quindi l’anomala situazione per cui l’accoglimento del ricorso (sia principale che incidentale) apporta vantaggio ad un terzo rimasto estraneo al processo. L’esercizio dell’autotutela nella situazione di cui si tratta appare come risultato, seppure probabile, tuttavia non certo: viene quindi meno la condizione dell’azione rappresentata dall’utilità (certa, e non meramente possibile) derivante al ricorrente dall’accoglimento del ricorso.

 

L’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato, con ordinanza 11 maggio 2018, n. 6, ha rimesso alla Corte di Giustizia il quesito “se, in un giudizio di impugnazione degli atti di procedura di gara ad evidenza pubblica, il giudice sia tenuto ad esaminare congiuntamente il ricorso principale e il ricorso incidentale escludente proposto dall’aggiudicatario, anche se alla procedura abbiano preso parte altri concorrenti le cui offerte non sono state oggetto di impugnazione e verifichi che i vizi delle offerte prospettati come motivi di ricorso siano propri delle sole offerte contestate”. In particolare chiede la Plenaria se l’articolo 1, paragrafi 1, terzo comma, e 3, della direttiva 89/665/CEE del Consiglio del 21 dicembre 1989 possa essere interpretato nel senso di consentire “che allorché alla gara abbiano partecipato più imprese e le stesse non siano state evocate in giudizio (e comunque avverso le offerte di talune di queste non sia stata proposta impugnazione) sia rimessa al Giudice, in virtù dell’autonomia processuale riconosciuta agli Stati membri, la valutazione della concretezza dell’interesse dedotto con il ricorso principale dal concorrente destinatario di un ricorso incidentale escludente reputato fondato, utilizzando gli strumenti processuali posti a disposizione dell’ordinamento e rendendo così armonica la tutela di detta posizione soggettiva rispetto ai principi nazionali in punto di domanda di parte (art. 112 c.p.c.), prova dell’interesse affermato (art. 2697 c.c.) e limiti soggettivi del giudicato che si forma soltanto tra le parti processuali e non può riguardare la posizione dei soggetti estranei alla lite (art. 2909 c.c.)”.

 

La Corte di Giustizia, con sentenza 5 settembre 2019, ha statuito che le disposizioni comunitarie suddette devono essere interpretate nel senso che ostano a che un ricorso principale, proposto da un offerente che abbia interesse ad ottenere l’aggiudicazione di un appalto ed inteso ad ottenere l’esclusione di un altro offerente, venga dichiarato irricevibile (rectius improcedibile) in applicazione delle norme o delle prassi giurisprudenziali nazionali quali che siano il numero di partecipanti alla procedura di aggiudicazione e il numero di quelli che hanno presentato ricorsi. La conclusione viene motivata con l’esistenza di un legittimo interesse del ricorrente principale all’espulsione dell’offerta dell’aggiudicatario poiché non si può escludere che, anche se la sua offerta fosse giudicata irregolare, l’amministrazione aggiudicatrice sia indotta a constatare l’impossibilità di scegliere un’altra offerta regolare e proceda di conseguenza ad indire una nuova procedura di gara. L’ammissibilità del ricorso non può neppure essere subordinata alla condizione che il suddetto offerente fornisca la prova del fatto che l’amministrazione aggiudicatrice sarà indotta a ripetere la procedura poiché, secondo il giudice comunitario, è sufficiente l’esistenza di una probabilità in tal senso.

 

È irrilevante, ai fini dell’applicazione del diritto comunitario, la circostanza che non siano intervenuti in giudizio gli offerenti che si sono classificati, nella graduatoria di gara, in posizione deteriore rispetto al ricorrente principale, essendo irrilevante il numero dei partecipanti alla procedura di gara così come quello dei ricorrenti, nonché la divergenza dei motivi da loro dedotti. Il principio di autonomia processuale degli Stati membri non può giustificare disposizioni di diritto interno che rendano praticamente impossibile o eccessivamente difficile l’esercizio dei diritti comunitari, e il principio di effettività del diritto comunitario prevale quindi sui principi processuali interni.

 

In ottemperanza alle statuizioni comunitarie è stato allora stabilito (C.d.S. IV, 10 luglio 2020 n. 4431) che il ricorso principale e quello incidentale devono essere entrambi esaminati, in quanto – anche se l’offerta del ricorrente principale sia giudicata irregolare – l’amministrazione aggiudicatrice potrebbe constatare l’impossibilità di scegliere un’altra offerta regolare e procedere di conseguenza all’indizione di una nuova procedura di gara, in considerazione del fatto che le restanti offerte regolari non corrispondono sufficientemente alle attese. Ne segue che siccome l’accoglimento del gravame incidentale non può determinare l’improcedibilità del gravame principale, continuando ad esistere in capo al ricorrente principale la titolarità dell’interesse legittimo strumentale all’eventuale rinnovazione della gara anche nel caso in cui alla stessa abbiano partecipato altre imprese, estranee al rapporto processuale, il rapporto di priorità logica tra ricorso principale ed incidentale deve essere rivisto nel senso che il ricorso principale deve essere esaminato per primo, potendo la sua eventuale infondatezza determinare l’improcedibilità del ricorso incidentale.

 

La trattazione dei gravami principale e incidentale seguirà quindi quest’ordine.

 

3. Nel merito, il gravame principale è infondato e deve essere respinto.

 

3.1 Il primo motivo del ricorso principale deve essere respinto poiché la controinteressata risulta iscritta alla C.C.I.A.A. con un oggetto sociale comprendente, tra l’altro, la “fornitura ed installazione di manufatti in metallo, legno, materie plastiche, materiali lapidei, materiali vetrosi”, prestazione che tra l’altro costituiva oggetto solamente secondario del contratto da affidare con la gara di cui si discute.

 

3.2 Quanto al secondo motivo e ai ricorsi per motivi aggiunti, deve essere rilevato che il disciplinare di gara, al punto 12.2.2, prevedeva quale requisito di partecipazione, in riferimento alla componente forniture, che i concorrenti avessero regolarmente eseguito negli anni 2016-2017-2018 uno o più contratti aventi ad oggetto forniture analoghe a quelle oggetto di affidamento, intendendosi per forniture analoghe quelle aventi ad oggetto arredi similari a quelli in gara, per un importo totale pari ad almeno € 600.000,00 con esclusione degli oneri fiscali.

 

La vincitrice della gara, a comprova del possesso di tale requisito, ha prodotto alla stazione appaltante documentazione relativa ad un contratto da lei eseguito per il Comune di Teggiano avente ad oggetto il restauro e la rifunzionalizzazione di un ex convento, nel cui ambito ha tra l’altro fornito allestimenti finalizzati ad accogliere al piano terra spazi espositivi –museali, spazi per convegni, infopoint, bar letterario e al primo piano la biblioteca comunale, spazi per attività formative e spazi espositivi. Il certificato relativo allo Stato Finale dei lavori del 3 maggio 2017 evidenzia un importo relativo a tali forniture pari ad € 444.076,76.

 

La dichiarazione resa al fine della partecipazione recitava che “in riferimento al possesso dei requisiti richiesti dal disciplinare di gara riguardante le forniture di arredi, suppellettili e scaffalature fisse, sono state regolarmente eseguite nell’ultimo triennio e possedute per un importo superiore a € 600.000,00 dalla ditta capogruppo Valentino Giuseppe s.r.l.” allegando la documentazione del lavoro del Comune di Teggiano. La controinteressata ha quindi dichiarato di possedere integralmente il requisito richiesto dalla legge di gara e non di volersi avvalere, ai fini della partecipazione, unicamente della commessa svolta a favore dell’Amministrazione comunale citata, come ritiene il ricorrente, mentre l’allegazione della relativa documentazione è un quid pluris non richiesto dalla lex specialis per l’ammissione alla gara e non può essere presa in considerazione nel senso ritenuto dal ricorrente stesso.

 

La stazione appaltante, con nota 28 maggio 2020, ha chiesto la documentazione comprovante l’effettivo possesso del requisito dichiarato.

 

Con successiva nota 15 giugno 2020, considerato che il valore complessivo del contratto con il Comune di Teggiano ammontava a € 444.076,76 ha chiesto alla vincitrice ulteriore documentazione, con termine perentorio di cinque giorni dal ricevimento della richiesta, per comprovare la veridicità della dichiarazione resa di avere svolto forniture analoghe a quelle del contratto in gara nel triennio 2016/2018 per l’importo richiesto dal disciplinare.

 

La normativa in materia di affidamento dei contratti pubblici non regolamenta il procedimento di verifica sul possesso dei requisiti dichiarati dai concorrenti al fine della partecipazione alle gare e, pertanto, deve ritenersi che la stazione appaltante sia libera di autodeterminarsi in proposito. Alcuna norma le impone di concedere una sola possibilità al concorrente primo graduato per la comprova dei requisiti. Deve quindi ritenersi che le censure con cui il ricorrente lamenta un presunto illegittimo soccorso istruttorio a favore del raggruppamento controinteressato non colgano nel segno.

 

La sentenza del Consiglio di Stato, Sez. V, 9 marzo 2015 n. 1170, citata dal ricorrente, non è applicabile al caso di specie poiché riguarda normativa antecedente all’attuale codice dei contratti pubblici, e nemmeno le pronunce dello stesso Giudice di appello 31 gennaio 2017, n. 385 e 20 luglio 2020 n. 4644 sono pertinenti poiché il principio ivi affermato riguarda la possibilità, per la stazione appaltante, di fissare un termine perentorio entro il quale devono essere prodotti i documenti comprovanti l’effettivo possesso dei requisiti dichiarati, possibilità della quale nel caso di specie l’ente procedente si è legittimamente avvalso con la seconda richiesta.

 

Le conclusioni del ricorrente circa l’illegittimità della seconda richiesta alla controinteressata di comprova della dichiarazione non possono nemmeno essere dedotte dal fatto che la prima richiesta imponesse un termine per la produzione della documentazione comprovante il possesso del requisito. Detta nota imponeva di caricare sulla piattaforma telematica la suddetta documentazione “con ogni consentita urgenza e comunque entro e non oltre dieci giorni dal ricevimento della presente rispondendo esclusivamente alla presente comunicazione…” ma non prevedeva alcuna decadenza in caso di mancato rispetto del termine, con la conseguenza che la stazione appaltante restava libera di concedere un’ulteriore possibilità alla controinteressata.

 

Risulta poi in atti che la questa ha dichiarato di avere eseguito, oltre al contratto con il Comune di Teggiano:

 

- presso lo Studio Capitelli Mauro Vilone & Partners in Napoli, la fornitura e posa in opera di allestimenti e arredi per l’importo € 77.425,00;

 

- presso la Tecnolift s.r.l., lavori di ristrutturazione interna compresa fornitura e posa in opera di allestimenti ed arredi con importo pari ad € 81.078,58 per le forniture;

 

- presso Impregiva s.r.l., realizzazione e completamento di manufatti e relative forniture e posa in opera di allestimenti ed arredi con importo pari ad € 84.000,00 per le forniture.

 

La ricorrente contesta la veridicità della documentazione presentata dalla controinteressata a comprova dei requisiti.

 

Sul punto è stato accertato in corso di causa che la commessa a favore dell’impresa Tecnolift era, in realtà, inesistente poiché quest’ultima ha disconosciuto il rapporto contrattuale e tanto si evince dalla nota 30 settembre 2020 del legale dell’impresa, e controfirmata dal legale rappresentante di questa, diretta all’Agenzia delle Entrate in ordine all’istanza di accesso proposta dal ricorrente (doc. 26 produzione ricorrente). In tale comunicazione l’impresa Tecnolift afferma di non avere ricevuto alcuna fornitura dalla Valentino Giuseppe s.r.l. La ricorrente quindi, con terzo ricorso per motivi aggiunti da trattare prioritariamente, deduce che tale circostanza dovrebbe condurre all’esclusione automatica della controinteressata avendo essa reso una dichiarazione non veritiera. La conclusione si fonda sulla disposizione di cui all’art. 80, comma 5, lett. f-bis) del d.lgs. n. 50/2016 in base alla quale è considerata causa di esclusione il fatto dell’operatore economico “che presenti nella procedura di gara in corso e negli affidamenti di subappalti documentazione o dichiarazioni non veritiere”.

 

Il motivo è infondato.

 

La norma assunta dal ricorrente a supporto della propria tesi deve essere raccordata con quella di cui alla lettera c-bis) dello stesso quinto comma dell’articolo 80, d.lgs. n. 50/2016, e interpretata unitariamente ad essa. Quest’ultima prevede, quale causa di esclusione, il fatto dell’operatore economico il quale “…….. abbia fornito, anche per negligenza, informazioni false o fuorvianti suscettibili di influenzare le decisioni sull'esclusione, la selezione o l'aggiudicazione…….”.

 

Il coordinamento fra le norme deve essere effettuato in base al principio di specialità.

 

Mentre la disposizione di cui alla lettera f-bis) è fattispecie generale, quella di cui alla lettera c-bis) è fattispecie speciale e si caratterizza per la circostanza che le informazioni false siano idonee a influenzare le decisioni della stazione appaltante e in particolare, per quanto riguarda la presente sede, sull’ammissione o l’esclusione dei concorrenti nelle gare per l’affidamento dei contratti pubblici. In quest’ultimo caso la legge non prevede un automatismo espulsivo richiedendo, invece, di verificare l’attitudine dell’informazione falsa ad influenzare l’esito della procedura. L’ambito di applicazione della lettera f-bis) resta quindi ristretto all’ipotesi in cui le dichiarazioni rese o la documentazione presentata in sede di gara siano obiettivamente false, senza alcun margine di opinabilità, e non siano finalizzate all’adozione di provvedimenti amministrativi in ordine all’ammissione dei concorrenti, alla valutazione delle offerte o all’aggiudicazione o comunque al corretto svolgimento della gara. (C.d.S. A.P. 28 agosto 2020, n.16).

 

Nel caso di specie la falsità era diretta a influenzare il processo decisionale della stazione appaltante e, pertanto, non è sufficiente la sua verificazione a determinare l’esclusione della controinteressata dalla gara ma occorre anche valutare se il falso era in grado di condizionarne il corretto svolgimento. Il terzo ricorso per motivi aggiunti deve quindi essere respinto.

 

3.3 In adempimento all’ordinanza istruttoria emessa da questa Sezione, lo Studio CapitelliMauroVilone & Partners ha depositato dichiarazione di avere ricevuto la fornitura di mobili e arredi dalla Valentino Giuseppe s.r.l. e di avere regolato il pagamento mediante il rilascio di effetti cambiari, i quali a loro volta sono depositati in atti. Questo costituisce prova sufficiente dell’avvenuta esecuzione della fornitura e il pagamento tramite cambiali, contrariamente a quanto pretende il ricorrente, a nulla rileva ai fini che qui interessano poiché è ammesso nei contratti di appalto di lavori privati.

 

Il disciplinare di gara richiedeva, quale requisito di capacità tecnica per la partecipazione, l’“avere regolarmente eseguito, negli anni 2016-2017-2018, uno o più contratti aventi ad oggetto forniture analoghe a quelle oggetto del presente affidamento (intendendosi per forniture analoghe le forniture e posa in opera di arredi similari a quelli oggetto dell’appalto) per un importo totale pari ad almeno € 600.000,00 I.V.A. esclusa” ma non escludeva che il pagamento avvenisse tramite cambiali. L’ultimo capoverso del punto 12.2.2, il quale prevedeva che la comprova del requisito avvenisse mediante “copia delle ricevute di pagamento (es. fatture quietanzate)”, non può essere interpretato nel senso restrittivo di escludere dal computo le forniture che siano state eseguite ricevendo, in controprestazione, mezzi di pagamento ammessi dall’ordinamento. Il disposto del medesimo disciplinare di gara il quale disponeva che “…. saranno considerati validi anche i contratti parzialmente eseguiti purché sia stata fatturata e pagata una quota pari ad almeno € 600.000,00 I.V.A esclusa, relativa alle forniture” non può che riferirsi ai contratti in corso di esecuzione e non anche a quelli esauriti, come correttamente replica la controinteressata, poiché mentre la prova di questi ultimi viene fornita con la certificazione di regolare esecuzione rilasciata dal committente al termine del rapporto, quella dei primi può essere resa unicamente con la dimostrazione dell’avvenuto pagamento di quanto fornito sino a quel momento.

 

La diversa interpretazione propugnata da parte ricorrente si porrebbe in contrasto con il principio di massima partecipazione alle gare d’appalto poiché avrebbe come risultato quello di restringere in modo immotivato l’accesso alle stesse, senza alcuna specifica ragione di interesse pubblico. Ai fini della partecipazione alla gara e della corretta esecuzione del contratto pubblico da affidare ciò che rileva, in tema di capacità tecnica, è l’effettiva realizzazione dei pregressi servizi o forniture a regola d’arte e non le modalità di pagamento dei medesimi.

 

La prova della fornitura dichiarata dalla controinteressata allo Studio CapitelliMauroVilone & Partners è quindi stata raggiunta.

 

La controinteressata inoltre, a dimostrazione del contratto svolto con Impregiva s.r.l., deposita scrittura privata del 2 ottobre 2017 da cui si evince che la seconda le ha affidato la realizzazione di lavori edili nella propria sede produttiva in Casoria comprensivo di allestimenti per € 84.000,00 come dichiarato in sede di gara. È irrilevante il mancato rispetto delle modalità di pagamento indicate nel contratto di fornitura poiché trattasi di rapporti tra privati i quali, nella regolazione negoziale dei propri rapporti, sono liberi di rimandare i pagamenti ad un successivo appalto. Ancora una volta va rilevato che ai fini della dimostrazione della capacità tecnica per partecipare alle gare per pubblici appalti non è rilevante la modalità con cui i pregressi servizi o forniture dichiarati sono stati pagati, ma il fatto che gli stessi siano stati effettivamente realizzati e terminati a regola d’arte.

 

In conclusione, sommando gli importi delle forniture che la controinteressata ha dichiarato e dimostrato di avere eseguito, rispettivamente a favore di Impregiva s.r.l. (per l’importo di € 84.000,00) e a favore dello Studio CapitelliMauroVilone & Partners (per l’importo € 77.425,00) con quelle a favore del Comune di Teggiano (per l’importo di € 444.076,76) ne risulta un importo di forniture pregresse effettuate dalla controinteressata pari a € 605.501,76 e, quindi, superiore al minimo di € 600.000,00 richiesto per partecipare alla procedura di gara in discussione.

 

La discrasia della dichiarazione IVA dell’anno 2017, che secondo parte ricorrente al rigo VE23 dovrebbe esporre un importo di euro 161.425,00 in luogo di quello di euro 87.180,00, può essere spiegata come replica la controinteressata con la circostanza che il rigo in questione contiene la sommatoria degli oneri fiscali contenuti sia nelle fatture che nelle note di credito.

 

Ne segue che la dichiarazione non veritiera prodotta in gara dalla controinteressata non era suscettibile di influenzare il processo decisionale della stazione appaltante. Tale accertamento in linea generale spetta alla stazione appaltante ma, nel caso in esame, può ben essere effettuato nella presente sede giudiziaria trattandosi di un accertamento vincolato, rispetto al quale alcuna discrezionalità potrebbe essere spesa dalla stessa. Non si verifica nel caso di specie alcuna sovrapposizione a poteri amministrativi non ancora esercitati e l’accoglimento della censura non apporterebbe alcuna utilità al ricorrente, poiché a seguito di un eventuale riesercizio di attività in merito da parte della stazione appaltante non verrebbero comunque incisi gli atti di gara.

 

Ne segue che devono essere respinti sia il ricorso principale che il primo e il secondo ricorso per motivi aggiunti.

 

4. In conclusione, il ricorso principale e i tre ricorsi per motivi aggiunti devono essere respinti e da tanto consegue la declaratoria di improcedibilità per carenza di interesse del ricorso incidentale, in quanto il suo eventuale accoglimento non apporterebbe alcuna utilità alla controinteressata.

 

Le spese processuali vengono compensate per la complessità della fattispecie affrontata.

 

P.Q.M.

 

il Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando sul ricorso, sui motivi aggiunti e sul ricorso incidentale, come in epigrafe proposti, respinge il ricorso principale e i ricorsi per motivi aggiunti e dichiara improcedibile il ricorso incidentale.

 

Spese compensate.

 

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

 

Così deciso in Firenze nella camera di consiglio del giorno 21 gennaio 2021, tenutasi mediante collegamento da remoto in video conferenza secondo quanto disposto dall’articolo 25, comma 2, del d.l. 28 ottobre 2020, n. 137con l'intervento dei magistrati


 
 
 
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