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Legislazione Ue





 

Oggi, la CORTE DI GIUSTIZIA UE ha discusso la Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Consiglio di Stato (Italia) il 24 marzo 2016 – Impresa di Costruzioni Ing. E. Mantovani SpA e Guerrato SpA / Provincia autonoma di Bolzano, Agenzia per i procedimenti e la vigilanza in materia di contratti pubblici di lavori servizi e forniture (ACP), Autorità nazionale anticorruzione (ANAC) (Causa C-178/16).

 

Si ricordano le Questioni pregiudiziali: Se osti alla corretta applicazione dell'art. 45, paragrafi 2, lettere c) e g), e 3, lett. a) della Direttiva 2004/18/CE1 del Parlamento europeo e del Consiglio del 31 marzo 2004 e dei principi di diritto europeo di tutela del legittimo affidamento e di certezza del diritto, di parità di trattamento, di proporzionalità e di trasparenza, di divieto di aggravio del procedimento e di massima apertura alla concorrenza del mercato degli appalti pubblici, nonché di tassatività e determinatezza delle fattispecie sanzionatorie, una normativa nazionale, quale quella dell'art. 38, comma 1, lett. c), d.lgs. 12 aprile 2006, n. 163 (Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE) e successive modificazioni, nella parte in cui estende il contenuto dell'ivi previsto obbligo dichiarativo sull'assenza di sentenze definitive di condanna (comprese le sentenze di applicazione della pena su richiesta delle par[t]i), per i reati ivi indicati, ai soggetti titolari di cariche nell'ambito delle imprese concorrenti, cessati dalla carica nell'anno antecedente la pubblicazione ne del bando, e configura una correlativa causa di esclusione dalla gara, qualora l'impresa non dimostri che vi sia stata completa ed effettiva dissociazione dalla condotta penalmente sanzionata di tali soggetti, rimettendo alla discrezionalità della stazione appaltante la valutazione sull’integrazione della condotta dissociativa che consente alla stazione appaltante di introdurre, su un piano effettuale, a pena di esclusione dalla gara: (i) oneri informativi e dichiarativi relativi a vicende penali non ancora definite con sentenza irrevocabile (e, quindi, per definizione di esito incerto), non previsti dalla legge neppure in ordine ai soggetti in carica; (ii) oneri di dissociazione spontanea, indeterminati quanto alla tipologia delle condotte scriminanti, al relativo rifermento temporale (anche anticipato rispetto al momento di irrevocabilità della sentenza penale) e alla fase della procedura in cui devono essere assolti; (iii) oneri di leale collaborazione dal contorno indefinito, se non con richiamo alla clausola generale della buona fede.

 

La Conclusione data oggi: Alla luce delle considerazioni che precedono, propongo di rispondere al Consiglio di Stato (Italia) nei seguenti termini: «L’articolo 45, paragrafi 2, lettere c), d), e g), e 3, della direttiva 2004/18/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 31 marzo 2004, relativa al coordinamento delle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di lavori, di forniture e di servizi non osta a una norma di diritto nazionale che consente all’amministrazione aggiudicatrice di: – prendere in considerazione una condanna penale inflitta all’amministratore di un’impresa concorrente per un reato che incide sulla sua moralità professionale quando costui sia cessato dalla carica entro l’anno precedente alla pubblicazione del bando di gara, benché la condanna non fosse all’epoca definitiva; – escludere dalla partecipazione all’appalto la predetta impresa concorrente, per non essersi dissociata in maniera completa ed effettiva dalla condotta penalmente sanzionata dell’amministratore».

Servizi di certificazione: la Commissione invita l'ITALIA a eliminare le limitazioni di stabilimento imposte alle società di attestazione (SOA)

14.6.2017 - La Commissione ha deciso in data odierna di inviare all'Italia un parere motivato, invitandola ad abolire le limitazioni imposte alle società di attestazione [Società Organismo di Attestazione (SOA)]. Le società organismo di attestazione sono organizzazioni private che certificano la capacità finanziaria e tecnica delle imprese italiane che partecipano a lavori pubblici. L'Italia impone l'obbligo di una sede secondaria in Italia per le società di attestazione di altri Stati membri. Tale obbligo costituisce un ostacolo sproporzionato alla libera prestazione di servizi per le imprese stabilite in altri Stati membri, il che è incompatibile con la direttiva servizi (direttiva 2006/123/CE) e con l'articolo 56 del TFUE. Con tale parere motivato la Commissione chiede all'Italia di eliminare detta limitazione. L'Italia dispone di due mesi per notificare alla Commissione le misure adottate al fine di porre rimedio a tale situazione; in caso contrario, la Commissione potrà decidere di deferire il caso alla Corte di giustizia dell'UE.

Causa C-391/15: Sentenza della Corte (Quarta Sezione) del 5 aprile 2017 (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Tribunal Superior de Justicia de Andalucía — Spagna) — Marina del Mediterráneo SL e a./Agencia Pública de Puertos de Andalucía (Rinvio pregiudiziale — Appalti pubblici

Sulla Gazzetta Ufficiale dell’Ue del 29 maggio è stata pubblicata la Causa C-391/15: Sentenza della Corte (Quarta Sezione) del 5 aprile 2017 (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Tribunal Superior de Justicia de Andalucía — Spagna) — Marina del Mediterráneo SL e a./Agencia Pública de Puertos de Andalucía (Rinvio pregiudiziale — Appalti pubblici — Procedure di ricorso — Direttiva 89/665/CEE — Articolo 1, paragrafo 1 — Articolo 2, paragrafo 1 — Decisione dell’autorità aggiudicatrice di ammettere un operatore economico a presentare un’offerta — Decisione non impugnabile con ricorso secondo la normativa nazionale applicabile) – Dispositivo: 1) L’articolo 1, paragrafo 1, e l’articolo 2, paragrafo 1, lettere a) e b), della direttiva 89/665/CEE del Consiglio, del 21 dicembre 1989, che coordina le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative relative all’applicazione delle procedure di ricorso in materia di aggiudicazione degli appalti pubblici di forniture e di lavori, come modificata dalla direttiva 2007/66/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 dicembre 2007, devono essere interpretati nel senso che, in una situazione come quella di cui trattasi nel procedimento principale, ostano a una normativa nazionale in forza della quale la decisione di ammettere un offerente alla procedura di aggiudicazione, decisione che si asserisce violi il diritto dell’Unione in materia di appalti pubblici o la normativa nazionale che lo traspone, non figura tra gli atti preparatori di un’autorità aggiudicatrice che possono essere oggetto di un ricorso giurisdizionale autonomo. 2) L’articolo 1, paragrafo 1, e l’articolo 2, paragrafo 1, lettere a) e b), della direttiva 89/665, come modificata dalla direttiva 2007/66, hanno effetto diretto.

Causa C-298/15: Sentenza della Corte (Quinta Sezione) — Appalti pubblici — Direttiva 2004/17/CE — Appalto che non raggiunge la soglia prevista da tale direttiva — Articoli 49 e 56 TFUE — Limitazione del ricorso al subappalto

Sulla Gazzetta Ufficiale dell’Ue del 29 maggio è stata pubblicata la Causa C-298/15: Sentenza della Corte (Quinta Sezione) del 5 aprile 2017 (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Lietuvos Aukščiausiasis Teismas — Lituania) — UAB «Borta»/Klaipėdos valstybinio jūrų uosto direkcija VĮ (Rinvio pregiudiziale — Appalti pubblici — Direttiva 2004/17/CE — Appalto che non raggiunge la soglia prevista da tale direttiva — Articoli 49 e 56 TFUE — Limitazione del ricorso al subappalto — Presentazione di un’offerta congiunta — Capacità professionali degli offerenti — Modifiche del capitolato d’oneri) – Dispositivo: 1) Riguardo a un appalto pubblico che non rientra nell’ambito di applicazione della direttiva 2004/17/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 31 marzo 2004, che coordina le procedure di appalto degli enti erogatori di acqua e di energia, degli enti che forniscono servizi di trasporto e servizi postali, come modificata dal regolamento (UE) n. 1336/2013 della Commissione, del 13 dicembre 2013, ma che presenta un interesse transfrontaliero certo, gli articoli 49 e 56 TFUE devono essere interpretati nel senso che ostano a una disposizione di una normativa nazionale, come l’articolo 24, paragrafo 5, della Lietuvos Respublikos viešųjų pirkimų įstatymas (legge lituana relativa agli appalti pubblici), che prevede che, in caso di ricorso a subappaltatori per l’esecuzione di un appalto di lavori, l’aggiudicatario è tenuto a realizzare esso stesso l’opera principale, definita come tale dall’ente aggiudicatore. 2) Riguardo a un siffatto appalto pubblico, i principi di parità di trattamento e di non discriminazione, nonché l’obbligo di trasparenza, che derivano in particolare dagli articoli 49 e 56 TFUE devono essere interpretati nel senso che non ostano a che l’ente aggiudicatore modifichi, dopo la pubblicazione del bando di gara, una clausola del capitolato d’oneri relativa alle condizioni e alle modalità di cumulo delle capacità professionali, come la clausola 4.3 di cui trattasi nel procedimento principale, purché, in primo luogo, le modifiche effettuate non siano così sostanziali da attirare potenziali offerenti che, in assenza delle stesse, non sarebbero in grado di presentare un’offerta, in secondo luogo, dette modifiche siano oggetto di un’adeguata pubblicità, e, in terzo luogo, esse intervengano prima della presentazione delle offerte da parte degli offerenti, il termine di presentazione di tali offerte sia prorogato qualora le modifiche considerate siano rilevanti, la durata di tale proroga sia commisurata alla rilevanza di dette modifiche e sufficiente al fine di consentire agli operatori economici interessati di adeguare la loro offerta di conseguenza, circostanze che spetta al giudice del rinvio verificare. 3) L’articolo 54, paragrafo 6, della direttiva 2004/17, come modificata dal regolamento n. 1336/2013, deve essere interpretato nel senso che osta a una clausola di un capitolato d’oneri, come la clausola 4.3 di cui trattasi nel procedimento principale, che, in caso di presentazione di un’offerta congiunta da parte di più offerenti, richiede che il contributo di ciascuno di essi per soddisfare i requisiti applicabili in materia di capacità professionali corrisponda, proporzionalmente, alla parte dei lavori che eseguirà effettivamente se gli verrà aggiudicato l’appalto considerato.

Riesame dell'applicazione pratica del documento di gara unico europeo (DGUE). In Aula Camera è stato annunciato, nel corso della settimana corrente, quanto segue:

Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio – Riesame dell'applicazione pratica del documento di gara unico europeo (DGUE) (COM(2017) 242 final), corredata dal relativo allegato (COM(2017) 242 final – Annex 1), che è assegnata in sede primaria alla VIII Commissione (Ambiente). Conclusioni e prossime tappe

Come indicato dalle indagini svolte presso gli Stati membri e presso le parti interessate, l'applicazione del DGUE è appena iniziata a causa del recepimento tardivo delle direttive e del tempo necessario alla sua applicazione. Di conseguenza, nella maggioranza degli Stati membri l'utilizzo del DGUE è in generale limitato alla versione cartacea e al servizio DGUE elettronico della Commissione. Sono ben pochi gli Stati membri che hanno già sviluppato una soluzione nazionale del DGUE, sebbene molti di essi intendano farlo nel medio termine. Gli Stati membri non stanno quindi ancora sfruttando appieno il potenziale del DGUE. Inoltre, non è disponibile un'esperienza pratica sufficiente per valutare la necessità di modificare il DGUE. È significativo a tal proposito che solo un numero molto limitato di Stati membri (tre) abbia formulato suggerimenti di modifica del DGUE e/o del DGUE elettronico.

In tale contesto, una valutazione più approfondita del DGUE si svolgerà nel 2019 contemporaneamente alla valutazione degli effetti economici delle direttive sul mercato interno e sugli appalti transfrontalieri. La valutazione in questione si baserà su qualche anno di applicazione e fornirà un quadro più esaustivo della situazione.

La Commissione continuerà a promuovere l'applicazione del DGUE negli Stati membri, e in particolare a sostenerne l'integrazione con i sistemi nazionali degli appalti elettronici e i registri o le banche dati dei certificati/delle prove. Ciò contribuirà all'applicazione del principio "una tantum” negli Stati membri.

In linea con la natura transitoria del servizio, la Commissione non si occuperà di sviluppi importanti del DGUE elettronico dopo il 18 aprile 2019. Dopo tale data, è previsto l'abbandono del DGUE elettronico.

Gli ulteriori sviluppi del DGUE (e di e-Certis) dovranno inoltre tenere in considerazione l'evoluzione dei sistemi di interconnessione dei registri degli Stati membri [quali il Sistema di interconnessione dei registri delle imprese ("Business Registers Interconnection System", BRIS), il sistema di interconnessione dei registri fallimentari o il sistema europeo di informazione sui casellari giudiziari (ECRIS), ecc.] in cui sono archiviati documenti e certificati pertinenti per le procedure di appalto pubblico.

Il DGUE è stato preso in considerazione anche nelle attività volte al miglioramento dei modelli di formulari per gli appalti. I risultati della presente consultazione pubblica verranno presi in considerazione nella possibile futura valutazione del DGUE prevista per il 2019.

È inoltre essenziale che gli Stati membri attuino correttamente le disposizioni della direttiva 2014/24/UE che impongono agli Stati membri di mantenere aggiornato il sistema e-Certis. Tale obiettivo è stato riconosciuto dagli stessi Stati membri nell'indagine. In tale contesto, la Commissione seguirà da vicino l'applicazione di e-Certis al fine di assicurare il corretto funzionamento di questo importante strumento del mercato unico.

Risoluzione del Parlamento europeo del 16 maggio 2017 sul piano d'azione dell'UE per l'eGovernment 2016-2020 (anche Appalti pubblici)

Martedì 16 maggio, la sessione plenaria del Parlamento europeo ha approvato la suddetta Risoluzione, che è visibile cliccando sul seguente link e contiene in particolare quanto segue:

http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//TEXT+TA+P8-TA-2017-0205+0+DOC+XML+V0//IT&language=IT

12.  invita gli Stati membri a promuovere e utilizzare gli appalti pubblici elettronici per l'acquisto di forniture e servizi o per l'aggiudicazione di appalti di lavori pubblici, rendendo così la spesa pubblica più trasparente ed efficiente, con una conseguente riduzione dei costi e della burocrazia; invita inoltre gli Stati membri ad incrementare l'uso dei registri dei contratti e delle firme elettroniche interoperabili nei rispettivi settori pubblici; invita la Commissione e gli Stati membri ad adottare le misure necessarie per garantire che le procedure degli appalti pubblici siano trasparenti e che le informazioni siano disponibili in tempo reale per tutti i partecipanti; invita la Commissione, a tale riguardo, ad agevolare lo scambio delle migliori pratiche sull'utilizzo dei criteri di innovazione negli appalti pubblici, garantendo in particolare che gli appalti non ostacolino le soluzioni ma, anzi, diano la possibilità agli offerenti di proporre soluzioni innovative e aperte; invita la Commissione a portare avanti il suo lavoro sulle norme di fatturazione elettronica, nonché sulla presentazione e sulla notifica per via elettronica, come pure a incoraggiare l'uso dell'identificazione elettronica nei sistemi interni della pubblica amministrazione al fine di migliorare la responsabilità e la tracciabilità rispetto a tutte le operazioni in detti sistemi;

34.  invita la Commissione e le altre istituzioni dell'UE a fungere da esempio nel settore dell'eGovernment e a offrire uno sportello trasparente e intuitivo per i cittadini e le imprese nonché servizi digitali integrali, in particolare per quanto riguarda la richiesta di finanziamenti dell'UE e la partecipazione ad appalti pubblici, e invita la Commissione a intensificare gli sforzi volti a garantire la traduzione dei suoi siti web in tutte le lingue ufficiali dell'UE e a porre in evidenza le migliori prassi.

1.2 Appalti e Concessioni autostradali: la Commissione deferisce l'ITALIA alla Corte di giustizia dell'UE (Appalti)

La Commissione ha deciso il 17 maggio di deferire l'Italia alla Corte di giustizia dell'Unione europea per violazione del diritto dell'Unione. La violazione deriva dalla proroga di un contratto di concessione autostradale avvenuta senza previa indizione di una gara d'appalto. Le autorità italiane hanno prorogato di 18 anni un contratto di concessione di cui è titolare la Società Autostrada Tirrenica p.A. (SAT SpA), attualmente concessionaria della costruzione e gestione dell'autostrada A12 Civitavecchia-Livorno. Il contratto è stato rinnovato senza previa gara d'appalto. La Commissione ritiene che l'Italia sia venuta meno agli obblighi che le incombono in base alle norme dell'UE in materia di appalti pubblici, in particolare in virtù della direttiva 2004/18/CE. Le norme dell'UE in materia di appalti pubblici hanno lo scopo di garantire che tutti gli operatori economici abbiano pari possibilità di partecipare a una gara d'appalto e di aggiudicarsi un appalto. In base alle norme vigenti, una nuova concessione può essere attribuita solo al termine di una procedura competitiva, salvo in casi particolari specificamente disciplinati dal diritto dell'UE. Una proroga della durata equivale a una nuova concessione; di conseguenza prorogare la data di scadenza di un contratto di concessione autostradale senza previa indizione di una gara d'appalto non è in linea con il diritto dell'UE in quanto altre imprese potenzialmente interessate si vedono preclusa la possibilità di presentare un'offerta. La Commissione aveva già espresso le sue obiezioni in un parere motivato dell'ottobre 2014, con il quale sollecitava l'Italia a porre fine alla violazione del diritto dell'UE. A seguito di serrate discussioni con le autorità italiane e considerato che le misure proposte da queste ultime non sanerebbero la violazione del diritto dell'UE, la Commissione ha deciso di deferire l'Italia alla Corte di giustizia. Per ulteriori informazioni si rinvia al testo integrale del comunicato stampa.

Causa C-223/16 su procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici - Giovedì 11 maggio, la Corte di Giustizia dell’Ue si è pronunciata sulla Causa C-223/16 – la cui Questione pregiudiziale prevede:

Se gli artt. 47 secondo alinea e 48 terzo alinea della Direttiva 2004/18/CE, come sostituiti dall’art. 63 della Direttiva 2014/24/UE ostino ad una disciplina normativa nazionale che esclude, o possa essere interpretata nel senso che esclude, la possibilità per l’operatore economico, ossia per il soggetto che concorre alla gara, di indicare altra impresa in luogo di quella originariamente assunta quale “impresa ausiliaria”, che abbia perduto o abbia visto ridurre i requisiti di partecipazione, e quindi comporti l’esclusione dell’operatore economico dalla gara per fatto non a lui riconducibile né oggettivamente né soggettivamente.

Conclusione: In conclusione, propongo alla Corte di rispondere alla questione pregiudiziale sollevata dal Consiglio di Stato (Italia) dichiarando quanto segue:

Secondo una corretta interpretazione, gli articoli 47 e 48 della direttiva 2004/18/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 31 marzo 2004, relativa al coordinamento delle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di lavori, di forniture e di servizi, non ostano ad una normativa nazionale che esclude automaticamente, dalla procedura di gara, un concorrente che abbia fatto affidamento sulle capacità di un altro soggetto quando tale soggetto perde in un momento successivo le capacità richieste.

 

 

Conferenza sugli appalti pubblici strategici: soluzioni sostenibili, innovative e socialmente responsabili - Parigi, 2 giugno 2017

Il settore degli appalti pubblici è un potente strumento che può contribuire ad apportare importanti cambiamenti nella società. Il suo impatto può essere significativo in quanto corrisponde al 14% del PIL dell'UE e c'è spazio, pertanto, per un miglioramento, in un'ottica strategica, nell'utilizzo degli appalti pubblici. La Commissione europea, in collaborazione con l'OECD, organizza la "Conference on strategic public procurement: Procuring sustainable, innovative, and socially responsible solutions" dedicata a sensibilizzare i decisori e la comunità di procurement sui vantaggi degli appalti pubblici strategici, con particolare attenzione a sostenibilità, responsabilità sociale e innovazione.




 

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