Istituto Grandi Infrastrutture   



                  
TRENTANNI IGI

   



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Il 15 ottobre del 1986, quando la normativa sui lavori pubblici ruotava ancora intorno a quell'esempio di nitidezza che era la legge fondamentale del 1865; a quel monumento di chiarezza che era il Capitolato generale del 1962 e a quel saggio recepimento delle prime  Direttive sugli appalti; quando Di Pietro non era ancora assurto agli onori della cronaca; quando si moltiplicavano le iniziative per infrastrutturare il Paese di aeroporti, ferrovie, autostrade, ospedali e, contemporaneamente, si fronteggiavano eventi tragici in maniera fattivamente energica; quando iniziava la stagione che avrebbe portato il Napoli a vincere il suo primo scudetto; quando la nostra sovranità era ancora piena; quando il muro di Berlino faceva ancora brutta mostra di sé; ebbene, quel giorno, il Gotha delle grandi imprese di lavori pubblici sottoscrisse l'atto costitutivo dell'IGI. Si trattò dell’ultimo atto di un processo iniziato tre anni prima, quando i grandi costruttori nell’area privata si riunirono in una grande villa a Castel Gandolfo per riflettere sul loro ruolo in una società che si evolveva puntando sulle infrastrutture e in un sistema legislativo che, nonostante il recepimento delle direttive comunitarie, resisteva ad aprirsi alle idee di un’Europa che responsabilizzava le amministrazioni nella scelta dei propri appaltatori. Uomini come Vincenzo Lodigiani, Franco Nobili, Mario e Gianfranco Astaldi, Antonio Di Penta, Paolo Pizzarotti, Franco Todini, Paolo Bruno, Franco Salini, Felice Torno, Giuseppe Recchi, Mario Rendo, Dario Mazzi, che si confrontavano in tutto il mondo con le migliori imprese di costruzione, si sentivano ingabbiati in un sistema amministrativo e normativo che non gli permetteva di esprimere tutte le loro potenzialità. Un tavolo di confronto così importante non poteva non aprirsi anche alle imprese pubbliche e alle cooperative. Sotto la spinta delle imprese private e con la benedizione di Ettore Bernabei patron di Italstat, nacque l’IGI che ebbe come suo primo presidente il professor Giuseppe Guarino il quale, nominato Ministro, lasciò la presidenza all’onorevole Giuseppe Zamberletti, Ministro dei lavori pubblici nel governo Fanfani, ma soprattutto fondatore della Protezione Civile dove aveva lasciato la sua impronta gloriosa nella gestione di due eventi tragici della storia italiana, come il terremoto del Friuli e quello dell’Irpinia. È difficile estrapolare da una storia di trent’anni i passaggi topici dell’attività dell’Istituto, e tuttavia non si possono non segnalare: gli oltre 200 convegni organizzati in questi 30 anni, inaugurati con quello del 30 giugno 1988 con il professor Cassese, il presidente del Censis, de Rita, il professore Barettoni-Arleri, relazioni che, per la prima volta, focalizzarono l’attenzione sull’esigenza di decifrare i bilanci pubblici, di reperire i dati sulle gare bandite ogni anno, suddivise per importo e per tipologia; l’azione svolta per la realizzazione dell’alta velocità ferroviaria; la proposta “7 idee per una riforma”; gli incontri con gli esperti degli altri Paesi europei, iniziativa che confluì nella creazione del Forum europeo, del quale l’IGI ha mantenuto la presidenza per quasi 20 anni; il concorso di progettazione “Un’idea per ogni città”, che vide la partecipazione di 39 progettisti. A metà degli anni Novanta, vi fu una svolta che per certi aspetti cambiò la fisionomia dell’Istituto, in quanto entrarono a farvi parte le grandi stazioni appaltanti, i grandi istituti bancari, le primarie compagnie di assicurazione come Sic, oggi Atradius, le grandi società di progettazione. Negli anni 2000, ricevette finalmente riconoscimento nella legge-obiettivo la figura del general contractor e questo coronò un’azione avviata dall’IGI fin dai primordi della sua attività e che in realtà aveva già visto la sua realizzazione nel piano dell’alta velocità. Con la presenza del sistema bancario, fu data una grande spinta allo strumento concessorio, predicato in tutte le sue declinazioni. L’Istituto fu in prima linea nel chiedere un testo normativo che raccogliesse le norme sparse in materia di contratti della pubblica amministrazione. Prima il Codice de Lise, poi il recente Codice 50 hanno realizzato quest’importante obiettivo, anche se bisogna riconoscere che il processo normativo previsto dal Codice del 2016 rischia di vanificare lo spirito e la funzione dello strumento codice. Il futuro? Ne riparleremo fra trent’anni!




 
 
  


 
   



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