Istituto Grandi Infrastrutture   



                  

Discorso del Presidente dell' Igi Prof. Avv.Antonio Catricalà



Assemblea e Consiglio direttivo dell'IGI del 18 febbraio 2021


      Ho accettato di presiedere l'IGI, Istituto Grandi Infrastrutture, fondamentalmente per due motivi.
      In primo luogo, perché non si tratta di un organismo sindacale inteso questo termine in senso ampio né di una lobby. Forse nella prima parte della sua vita, quando la base associativa era composta quasi esclusivamente dai grandi contractors privati pubblici e cooperative, l'IGI ha avuto questa vocazione anche se, guardando agli interventi di quell'epoca, non si può non riscontrare un'obiettività in cui era assente qualsiasi istanza particolaristica.
      Il secondo motivo risiede nella rilevato obiettività delle sue posizioni sui temi dei contratti pubblici.
      Questa imparzialità e adesso valorizzata dal fatto che l'Istituto ha una base associativa costituita dalle grandi stazioni appaltanti e questo esalta per così dire l'impostazione super partes nelle sue proposte.
      Il vostro e nostro Istituto si è caratterizzato, lungo tutta la sua storia. ultra trentennale, per la sua apertura all'Europa, come dimostrano i Convegni della fine degli anni 80 e inizi anni 90, dedicati alla conoscenza dei sistemi normativi degli altri Paesi e alla valutazione delle direttive che connotarono gli Anni 90 (settori esclusi e servizi, aggiornamento delle direttive lavori e forniture).
      Vi è una raccolta di volumi dedicati a quelle iniziative dal titolo emblematico "Verso il 1992", vale a dire verso l'apertura di Maastricht, dove fu definita la nuova architettura dell'Europa fondata su tre pilastri, che ampliò i settori di competenza comunitaria includendovi cultura, sanità pubblica e protezione dei consumatori.
      Quest'azione fu per così dire istituzionalizzata con la creazione del Forum delle IGI europee, presieduto, per oltre un decennio, dall'onorevole Zamberletti, con l'apporto determinante del nostro consulente per l'Europa, dottor Claudio Rangone.
      Il nucleo centrale dell'attività dell'IGI sono stati indubbiamente i Convegni (se ne possono contare quasi 300) il che potrebbe dare un'apparenza di astrattezza dalla quale è sempre rifuggita, perchè ciascuna iniziativa è stata funzionale ad aprire dibattiti orientati a creare chiarezza normativa e interpretativa.
      L'azione dell'IGI non si è tradotta soltanto in Convegni.
      Infatti, l'Istituto si è caratterizzato per i contributi di proposte che ha saputo esprimere a partire dalle "7 idee per una riforma" del 1989; per l'azione svolta a favore di un corretto recepimento delle Direttive comunitarie; per avere difeso, contro le soluzioni della legge Merloni, l'autonomia dei settori speciali che, nonostante la giurisprudenza nazionale e comunitaria, ancora risentano di un tasso di incomprensione del loro proprium; per aver immediatamente colto nella riforma costituzionale del 2001 un rischio di smembramento della legislazione sui lavori pubblici ove affidata alle regioni; per avere denunciato i pericoli di un'applicazione oltre l'intenzione delle leggi antimafia; per avere sempre contrastato il meccanismo di qualificazione dei lavori pubblici basato sulle SOA; per avere intuito fin dalla metà degli anni 90 il rischio insito nei consorzi stabili che hanno snaturato il buono di aggregazioni come i raggruppamenti temporanei, permettendo ad una moltitudine di piccole imprese di gareggiare per appalti che richiedono strutture imprenditoriali dotate di un'organizzazione adeguata e con esperienza nella realizzazione delle grandi opere; per avere chiesto e ottenuto a livello comunitario una direttiva sulle concessioni dai contenuti liberali in modo da spingere i grandi investitori a convogliare le loro risorse in ambienti legale-amministrativi privi di complicazioni normative e interpretative.
      Proprio in funzione di quest'ultima considerazione, desidero esprimere la mia convinzione che non dobbiamo disperdere questo patrimonio di esperienze e di attività che, soprattutto in questo momento, può svolgere un ruolo fondamentale.
      Mi riferisco al fatto che la confusione normativa ha raggiunto, in quest'ultimo periodo, il suo acme, se si pensa che stazioni appaltanti ed imprese devono fare i conti con tre, forse quattro codici dei contratti (mi riferisco al codice 50, allo sblocca cantieri, al decreto-legge 76 - semplificazione - e a quel complesso normativo fatto salvo dall'articolo 217 del codice 50 riguardante forniture e servizi).
      Vorrei perciò proporvi un'operazione di mero chiarimento ma non per questo meno laboriosa e importante: predisporre un testo unificato di questi tre o quattro corpi normativi, dedicato prevalentemente alla fase di scelta del contraente privato, in modo da evitare che, a fine anno, possa intervenire una proroga del decreto 76 perpetuando così un'incertezza incompatibile con gli impegni che stiamo prendendo con l'Unione europea e che rappresentano la base per il rilancio non solo economico del nostro Paese.
       Come sapete, l'IGI è, organizzativamente, una piccola struttura, il personale è ridotto al minimo e può contare sulla collaborazione stabile del dottor Claudio Rangone, dell'avvocato Laura Savelli, e su un' efficiente consulenza di aggiornamento dell'attività legislativa.
       Sottolineo questo aspetto per dire che questa mia proposta, se da voi condivisa, richiederà l'apporto di professionalità che non possono essere che quelle presenti nelle organizzazioni che aderiscono all'IGI, dove operano le più alte competenze in questa materia.
      Prima di aderire a questa mia proposta, Vi invito ad organizzare una riunione tra la struttura dell'IGI e i responsabili dei Vostri uffici che si dedicano ai contratti pubblici per valutare la fattibilità di questa iniziativa che mi rendo conto richiede un impegno continuativo per tutto quest'anno.
      In chiusura di queste mie dichiarazioni, vorrei riprendere una proposta che IGI rilancia, purtroppo senza ascolto, da qualche anno.
      Mi riferisco all'idea che si crei una sessione annuale del Parlamento, dedicata ai contratti pubblici.
      È un mercato che movimentano a una massa di investimenti che raggiunge 13-15% del Pil, che, ogni anno, manda in appalto più di centotrena miliardi di contratti.
      Mi sembra impossibile che la politica non trovi un momento di riflessione su questo comparto produttivo, specialmente in una prospettiva di incremento di questi investimenti, in cui è necessario che le procedure amministrative, in special modo il processo autorizzatorio e l'affidamento dei contratti, siano improntate al massimo di semplicità, evitando interventi come il decreto-legge 76 che è rimasto per molta parte inapplicato, e qui aggiungo fortunatamente.

      Qui termina questo mio breve saluto.


 
   

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